Un tocco, uno sguardo, una giocata. E la partita può cambiare. Perché alcuni calciatori hanno la capacità di “accendere la luce”. E tra questi c’è Luca Clemenza: nuovo volto della Dolomiti Bellunesi, ha firmato un contratto triennale.
INTUIZIONE – Classe 1997, nato a Cittiglio (provincia di Varese), è un elemento di raccordo tra centrocampo e attacco ed è abituato ad agire sull’intero fronte offensivo con qualità, visione e intuizione. Dotato di un’ottima tecnica individuale, vede il gioco con una frazione d’anticipo rispetto alla media e non ha paura di prendersi responsabilità. «Il primo impatto con questa realtà è stato molto positivo – afferma -. Qui c’è tutto per fare bene: il progetto è solido. E, per quanto mi riguarda, sono a disposizione in qualunque modo verrà richiesto: dalla mediana in su, ho svolto qualsiasi ruolo. E, nel tempo, ho curato anche il gioco senza palla».
TRENO – Il suo viaggio nel calcio parte da lontano. E da un treno importante: nel 2011 entra nel settore giovanile della Juventus. In bianconero si aggiudica una prestigiosa Viareggio Cup, nel 2016, e respira l’aria dei grandi. Poi, nel 2017, l’esordio tra i professionisti. Subito in Serie B, ad Ascoli, con 28 presenze e 2 reti. La categoria cadetta la ritrova pure a Padova, prima di tornare nel mondo Juventus, stavolta all’interno della formazione Next Gen. Da lì, una nuova fase della carriera lo porta in piazze di spessore come Pescara – dove si ritaglia un ruolo da protagonista – e in Svizzera, al Sion, prima delle esperienze con Virtus Entella e Sestri Levante. Proprio con i liguri, nella passata stagione, ha collezionato 35 presenze e 6 gol, lasciando un segno tangibile. A dispetto della retrocessione di squadra. «Qui, fra le Dolomiti – aggiunge – voglio un dare contributo tangibile per raggiungere la salvezza prima possibile. E gettare le basi per costruire un percorso che ci porti lontano».
I GRANDI AMORI – Nel curriculum, non manca una spruzzata d’azzurro grazie alle Nazionali giovanili italiane: Under 16, 17 e 20. E nella vita, oltre al calcio, c’è spazio per un grande amore. Anzi, due: la compagna Federica e la piccola Ludovica, alle quali dedica ogni traguardo.
Un profilo giovane, ma già abituato al professionismo. Tecnico, fisico, con fiuto del gol e un’importante esperienza a livello internazionale. La Dolomiti Bellunesi accoglie Eljon Toci: attaccante, classe 2003, è nato a Dibër, in Albania.
L’IDENTIKIT – Alto 191 centimetri, Eljon si è reso protagonista di un cammino di rilievo con le Nazionali dell’Albania: dall’Under 19 alla 21, ha collezionato 17 presenze e 3 reti. Un percorso che testimonia il suo valore e l’attitudine a migliorarsi.
IL PERCORSO – In Italia, invece, ha debuttato tra i professionisti con la maglia del Südtirol, in Serie C, prima di attirare l’attenzione della Fiorentina. Nella “cantera” viola, sotto la guida tecnica di Alberto Aquilani, Toci si è messo in luce con un bottino di 25 gol complessivi, di cui 18 nel campionato Primavera 1. Una cifra che parla chiaro. Ed è frutto del suo senso della posizione, unito alla concretezza e alle doti in fase realizzativa.
LASCIARE IL SEGNO – Dopo l’esperienza in maglia viola, ha proseguito la sua avventura in Serie C con le maglie di Sestri Levante, Pro Sesto e, nell’ultima stagione, Pro Patria. Ora, il presente si chiama Dolomiti Bellunesi. Ed è scandito da entusiasmo, motivazione e voglia di lasciare il segno: «Questo progetto che mi ha convinto subito. La società è seria, mi ha trasmesso ambizione. E so che qui potrò maturare molto».
GENEROSO – Eljon è un centravanti moderno: «Mi ritengo un giocatore generoso, il sacrificio e il duro lavoro sono ciò che mi hanno accompagnato durante tutta la mia carriera. Strutturato fisicamente, attacco la profondità e lavoro per la squadra. Fuori dal rettangolo verde? Mi piace staccare con vari hobby tra cui film, serie tv e uscite in compagnia». Senza considerare i viaggi: «Ho trascorso una settimana di vacanza in Egitto. E il resto dell’estate l’ho passato tra allenamenti e piscina». Nel frattempo, Toci ha già raggiunto il Centro sportivo di Rasai e preso contatto con la sua nuova realtà: «Voglio crescere insieme a questo club, gioire e regalare emozioni».
Un ritorno in provincia. E, in un certo senso, alle origini. La Dolomiti Bellunesi è orgogliosa di accogliere in rosa Davide Mazzocco, centrocampista classe 1995, nato a Feltre e pronto a indossare la maglia del club neopromosso in Serie C.
Un colpo importante, in termini di qualità, personalità ed esperienza: Mazzocco, infatti, è reduce da una stagione in C a Foggia, dove è sceso in campo 22 volte e ha realizzato 3 gol, ma soprattutto vanta 90 presenze nella categoria cadetta (con 8 reti e 6 assist) tra le file di Padova (in biancoscudato ha vinto pure un torneo di C), Cittadella, Pordenone e Virtus Entella. In più, ha maturato 120 gettoni in C, sempre con un rendimento costante. E indossato le maglie di Avellino e Latina, oltre che dei rossoneri pugliesi.
Il percorso calcistico del mediano ha preso forma nel vivaio del Montebelluna, per poi proseguire nel settore giovanile del Parma: proprio in Emilia ha completato la sua crescita tecnica e tattica. Da lì in poi, una carriera da protagonista nei professionisti, con un bagaglio costruito passo dopo passo, stagione dopo stagione.
Grazie all’arrivo del ventinovenne nativo di Feltre (compirà 30 anni il prossimo 6 ottobre), il centrocampo si arricchisce di un profilo completo: intelligenza tattica, capacità di lettura delle partite, visione di gioco e solidità sono solo alcune delle caratteristiche che identificano Mazzocco. E ora, una nuova sfida che lo porterà a difendere i colori della Dolomiti Bellunesi e a mettere il proprio carisma, intrecciato a un’innata personalità, al servizio del gruppo.
Un profilo internazionale. Un bagaglio già ricco, nonostante la giovane età. E una fame che si legge negli occhi: Noah Mutanda è pronto a mettersi al servizio della Dolomiti Bellunesi. Classe 2005, nato a Duderstadt, in Germania, e con radici familiari nella Repubblica Democratica del Congo, arriva in prestito dall’Avellino. Ed è passato per i settori giovanili di Schalke 04 e Napoli. Proprio in azzurro, ha debuttato in Youth League, la Champions dei giovani, mentre in Irpinia ha contribuito alla vittoria del campionato Primavera 3, ben figurato in Primavera 2 e segnato alla Viareggio Cup, oltre che nell’ambito della prima squadra, in C. Ora, però, si apre un nuovo capitolo.
AMBIENTE STIMOLANTE – «Ho scelto la Dolomiti Bellunesi perché è una realtà seria, ambiziosa, con un progetto che mi ha convinto subito – racconta Noah –. Volevo mettermi in gioco in un ambiente stimolante, in cui poter crescere ancora, anche come persona. E credo che qui ci siano tutte le condizioni per farlo». In campo, Mutanda si definisce un centrocampista a 360 gradi: dinamico, ordinato, capace di abbinare qualità e quantità, corsa e inserimenti: «Mi piace aiutare la squadra in entrambe le fasi, sia in costruzione, sia in interdizione. Cerco sempre di dare equilibrio, ma non rinuncio mai a spingermi in avanti, a cercare il gol e a rendermi utile pure nella metà campo offensiva».
MATURITÀ – Il profilo perfetto per un gruppo giovane, ambizioso e desideroso di ritagliarsi uno spazio di rilievo nel campionato di Serie C. Ma anche un ragazzo che, al di fuori del rettangolo verde, sfodera equilibrio e maturità: «Sono una persona semplice, a cui piace stare in compagnia, ma che, allo stesso tempo, tiene molto ai propri momenti di tranquillità. Cerco sempre di dare il massimo in quello che faccio».
PREPARAZIONE CONTINUA – E l’estate? Più che vacanza, una preparazione continua. Un modo per arrivare pronto, fisicamente e mentalmente, ai primi giorni di lavoro in maglia dolomitica. A questo proposito, dopo il raduno al Centro sportivo di Sedico, il collettivo agli ordini di mister Zanini si è trasferito a Rasai di Seren del Grappa per proseguire la preparazione: «Mi sono allenato con costanza – conferma –. Ci tenevo a partire forte e a dare subito il mio contributo alla squadra». Le motivazioni non mancano. L’obiettivo è chiaro: «Fare bene, maturare e aiutare la Dolomiti Bellunesi a raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati. Metterò tutto me stesso per dare una mano ai compagni e alla società, partita dopo partita». Benvenuto Noah: il centrocampo ha un nuovo motore.
Arriva in prestito dall’Avellino Noah Mutanda: un centrocampista che ha compiuto 20 anni meno di un mese fa e ha talento, entusiasmo e un promettente futuro davanti a sé. Ora, con la maglia della Dolomiti Bellunesi, potrà compiere il prossimo passo nel suo percorso di crescita.
Classe 2005, nato il 21 giugno a Duderstadt, in Germania, Mutanda ha radici congolesi e una formazione da globetrotter del pallone: basti pensare che è passato per le giovanili di due realtà di prestigio come lo Schalke 04 e il Napoli, prima di approdare all’Avellino, club fresco di promozione in B.
Proprio in biancoverde si è messo in luce nelle file della selezione Primavera, ma ha saputo ritagliarsi uno spazio anche tra i professionisti: come confermano le 9 presenze in C (tra campionato e coppa), arricchite da un gol, segnato alla Juventus Next Gen lo scorso 20 ottobre.
Noah porta con sé visione di gioco, qualità e un profilo dinamico in mezzo al campo, in linea con l’identità della squadra dolomitica: ambiziosa, giovane, affamata.
Un passo alla volta. Con equilibrio, identità e coerenza. È da qui che passa l’allestimento della rosa di una Dolomiti Bellunesi ormai prossima ad affrontare il campionato di Serie C. E in questo percorso, l’ingaggio di Luca Milesi rappresenta un tassello fondamentale: perché l’esperto difensore porta in dote più di 300 presenze nei professionisti, all’interno di una carriera vissuta sempre con senso del dovere e spirito di gruppo.
CURRICULUM – Classe 1993, nato a San Giovanni Bianco (provincia di Bergamo), Milesi vanta un lungo e solido curriculum: non a caso, ha vestito le maglie di Benevento, Arezzo, Modena, Vicenza, Piacenza, Carrarese, Siena. E AlbinoLeffe, in cui è stato una colonna difensiva per tre stagioni. Senza dimenticare l’esperienza nella categoria cadetta con la Pro Vercelli e l’ultima annata in C al Potenza, chiusa con 32 presenze e un gol.
AFFIDABILE – «Perché la Dolomiti Bellunesi? Perché ho percepito una grande serietà da parte di tutto l’ambiente – racconta – unita a un profondo senso di appartenenza. E questo è un aspetto che mi ha convinto». Dal punto di vista tecnico, il centrale di origine bergamasca si definisce un atleta «di lettura, penso di avere un buon piede e di essere d’aiuto in fase di impostazione. Ma, al di là delle caratteristiche individuali, cerco sempre di mettermi al servizio della squadra. Mi piace portare positività e allegria nello spogliatoio: se c’è da sdrammatizzare con una battuta, non mi tiro di certo indietro. Allo stesso tempo, credo di avere la testa sulle spalle: sono una persona affidabile».
MATRIMONIO – Luca ha vissuto un’estate indimenticabile, dentro e fuori dal campo: «Lo scorso 21 giugno mi sono sposato. È stata una cerimonia semplice, ma molto bella, insieme ai nostri due figli. Dopo una stagione vissuta lontano da casa, a Potenza, sentivamo il desiderio di rallentare un po’ i ritmi. Abbiamo trascorso qualche giorno in montagna e poi al mare, a Lampedusa, tutti insieme».
DIVERTIRSI E DIVERTIRE – Ora, però, è già tempo di tornare sul rettangolo verde. E di guardare avanti, con determinazione e ambizione: «L’obiettivo primario è quello di centrare la salvezza, ma anche divertirsi e far divertire. Sappiamo che il percorso non sarà semplice. Tuttavia, se riusciremo a costruire un gruppo unito e a sostenerci l’uno con l’altro, sono convinto che potremo toglierci delle soddisfazioni importanti».
Nuovo innesto e nuovi gol per la Dolomiti Bellunesi: arriva Giacomo Marconi. Punta centrale, è nato a Montecchio Emilia, il 1. agosto 2005, e ha completato un percorso di alto livello nel settore giovanile del Parma: nello specifico, in maglia gialloblù ha segnato quasi 30 reti, nell’arco di una una sessantina di apparizioni, all’interno del campionato Primavera 2.
AZZURRO – Ma la carriera di Marconi assume anche intense tonalità azzurre. Sì, perché l’attaccante emiliano vanta tre presenze con la Nazionale Under 15 e altre otto, nobilitate da un gol, con l’Italia Under 17, mentre la scorsa stagione il centravanti ha rotto il ghiaccio in Serie C e difeso i colori del Perugia. «Ho scelto la Dolomiti Bellunesi – argomenta il neo arrivato – dopo aver visto le strutture e aver parlato con il direttore dell’area tecnica, Simone Bertagno, e il direttore sportivo, Jacopo Giugliarelli. Sono rimasto colpito dalla qualità e dall’ambizione della società. Dal punto di vista sportivo, ritengo sia un contesto ideale per trovare continuità e migliorare. Inoltre conosco già il ds Giugliarelli, che l’anno scorso mi ha voluto a Perugia».
AIUTARE LA SQUADRA – Marconi ha delle caratteristiche ben precise: «Ritengo di essere un giocatore molto generoso, pronto ad aiutare i compagni in entrambe le fasi. E poi sono particolarmente fisico, abbastanza veloce e mi piace attaccare la profondità: finalizzo sia con il destro, sia con il sinistro e, ogni tanto, mi piace “staccarmi” e agire da vertice, nell’intento di far salire la squadra». Un ragazzo di valore. E valori: «Fuori dal campo mi reputo una persona tranquilla e silenziosa, ma anche divertente e solare. Adoro trascorrere del tempo in famiglia e insieme agli amici».
RECUPERO DELLE ENERGIE – La strada è tracciata in vista della nuova esperienza, all’ombra delle Dolomiti: «Ho sfruttato l’ultimo mese e mezzo per recuperare le energie mentali e fisiche, dopo la scorsa annata. Sono andato in Spagna e poi, dalla seconda settimana di giugno, ho ripreso ad allenarmi». Le priorità sono chiare: «Spero di trovare continuità e di crescere come calciatore e come uomo. Dal punto di vista collettivo, invece, vorrei provare a vincere più partite possibili».
Nicola Masut rimane uno dei pilastri del collettivo a disposizione di mister Zanini. E per la Dolomiti Bellunesi, neopromossa in Serie C, è molto più di una conferma: è la certezza che il talento può avere la faccia pulita di un ragazzo del 2006, la mentalità da veterano e il cuore di chi sa mettersi al servizio di un’intera squadra.
PROTAGONISTA – Centrocampista di geometrie e personalità, Masut ha appena firmato una stagione da protagonista assoluto: 39 presenze fra campionato e coppa, 5 gol (due dei quali arrivati uno dopo l’altro, contro Virtus Ciserano Bergamo e Mestre, nel mese di ottobre) e 4 assist. Non numeri qualsiasi, ma tessere di un puzzle che hanno contribuito a portare un territorio e una provincia a toccare con mano un traguardo storico.
STESSO SPIRITO – Ora il futuro ha un nuovo nome: Lega Pro. Ma lo spirito resta lo stesso. «Sono davvero felice di poter prolungare la mia avventura con questa maglia – afferma Nicola –. Le sensazioni sono molto positive e c’è tanta voglia di continuare a dare tutto per i colori dolomitici». Poi uno sguardo allo specchietto retrovisore: «La scorsa annata mi ha lasciato uno splendido ricordo, in particolare per la vittoria del campionato. Ma anche perché ho avuto la fortuna di conoscere tante belle persone, dentro e fuori dal campo».
TESTA ALTA – Pallone e libri hanno accompagnato l’estate di Masut: «Tra studio, esami universitari – frequento Scienze motorie sportive – e una settimana di vacanza per staccare un po’, ho cercato di ricaricare le energie». E la nuova stagione? Sarà un altro passo in avanti: «L’obiettivo è quello di esprimere il meglio, crescere ancora e aiutare la squadra in ogni modo. Da me stesso mi aspetto di dare sempre il massimo, ogni volta che scendo in campo». A testa alta, con il pallone tra i piedi, Nicola Masut è pronto a coniugare, anche nella terza serie per ordine di importanza, il verbo che conosce meglio: stupire.
La Dolomiti Bellunesi prosegue nell’allestimento della rosa, in vista del prossimo campionato di Serie C. E lo fa con un innesto di qualità, duttilità e sostanza: Matteo Saccani entra a far parte del gruppo guidato da mister Nicola Zanini.
SOLIDA ESPERIENZA – Nato a Pavullo nel Frignano (Modena), nel 2001, Saccani vanta già una solida esperienza tra i professionisti: basti pensare che ha collezionato quasi 100 presenze ufficiali nella terza serie per ordine di importanza, tra campionato e Coppa Italia. In passato ha vestito le maglie di Pergolettese, Pescara, Vis Pesaro, Turris e, nella scorsa annata, Latina. Conosce bene, quindi, tutti e tre i gironi della categoria. Cresciuto nel settore giovanile del Sassuolo, è in grado di ricoprire più ruoli: da esterno a mezzala, da terzino a quinto della mediana, indifferentemente a destra o a sinistra.
CERCATO E VOLUTO – Saccani non vede l’ora di cominciare: «Arrivo in una società in crescita e che, pur essendo neopromossa, intende fare le cose al meglio. L’ho percepito subito, dal modo in cui lavorano lo staff e la struttura. In più, il mister e la dirigenza mi hanno cercato e voluto». Si definisce un giocatore «abbastanza duttile», e lo conferma raccontando il suo percorso: «In questi anni ho svolto vari ruoli. Le mie caratteristiche principali? Corsa, velocità e cambio di passo: con la palla tra i piedi e senza». E fuori dal campo? «Sono tranquillo, amo stare con la mia ragazza, gli amici e il cane. Non sono un “festaiolo”: preferisco chiacchierare o immergermi in lunghe passeggiate».
VACANZE E LAVORO FISICO – Reduce da un’estate dedicata alla preparazione atletica, Saccani intende arrivare pronto fin dal primo giorno di allenamento: «Al termine della scorsa stagione, sono andato un po’ in vacanza e, una volta concluso il periodo di relax, mi sono messo al lavoro. Insieme a un coach, ho intrapreso un percorso di off-season per rimanere in forma e potenziarmi dal punto di vista muscolare».
RISCATTO – Per chiudere, un focus sulle motivazioni personali: «Ho il desiderio di riscattarmi perché, dopo un buon primo anno tra i professionisti, c’era l’opportunità di salire di categoria, ma per una serie di motivi – compresi un paio di infortuni – non l’ho potuta cogliere. E ho faticato a trovare continuità nelle ultime stagioni. Ora punto a dimostrare di avere le carte in regola per ambire al grande salto».
Un’altra novità tra i pali della Dolomiti Bellunesi: la società, infatti, annuncia l’ingaggio di Lorenzo Abati, pronto a mettersi in gioco nel campionato di Serie C. Nato a Bologna il 7 aprile 2004, Abati ha mosso i primi passi nel vivaio del Cesena, per poi approdare alla Spal: a Ferrara ha difeso la porta delle selezioni Under 17, Under 18 e della Primavera. L’annata 2023-2024, invece, si è tinta di granata: con il Torino, ha collezionato ben 32 presenze tra campionato Primavera 1 e coppa, prima di affrontare la seconda metà del 2025 tra i professionisti, nelle file della Pergolettese, in C.
FIDUCIA – Abati ha scelto la Dolomiti Bellunesi con convinzione: «È una società seria, con un progetto interessante e persone che credono davvero nei giovani. Ho sentito fiducia fin dal primo contatto e per me era importante trovare un ambiente in cui poter maturare e migliorare giorno dopo giorno». Reattività, comunicazione e cura del dettaglio sono le sue cifre stilistiche: «Sono un portiere reattivo, che cerca sempre di infondere sicurezza alla squadra. Mi piace parlare tanto in campo, guidare la difesa e farmi sentire. Punto sui riflessi, sulla posizione, sulla cura del gioco con i piedi: un aspetto che ormai, per un portiere, è fondamentale. In generale, ogni allenamento è un’occasione per crescere».
EQUILIBRIO – Fuori dal campo, Lorenzo si definisce «un ragazzo tranquillo, a cui piace stare con gli amici, ascoltare musica, uscire ogni tanto, ma anche avere dei momenti di relax. In ogni caso, cerco sempre di mantenere un equilibrio tra la testa e il campo: penso che la componente mentale conti moltissimo, soprattutto nel mio ruolo». L’estate? Tempo di riposo. E pure di lavoro: «L’ho trascorsa con la mia famiglia e gli amici, però non ho mai “staccato” del tutto. Ho continuato ad allenarmi, seguendo un programma specifico per arrivare in forma alla preparazione. Il ruolo del portiere richiede continuità».
SODDISFAZIONI – Infine, uno sguardo all’immediato futuro: «A livello personale intendo farmi trovare sempre pronto, crescere e guadagnarmi spazio con il lavoro. Come squadra, vogliamo disputare un bel campionato, toglierci soddisfazioni e costruire qualcosa di importante insieme».
Cinquantadue presenze, sette gol, tre assist. Ma dietro a queste cifre, spalmate su due stagioni, c’è molto più di un giocatore. C’è un capitano. C’è Pablo Perez Blanco: galiziano d’origine, dolomitico d’adozione. Un leader che ha scelto di farsi ascoltare con l’esempio.
PERSONE PERBENE – Oggi le strade tra il difensore nativo di Verìn e la Dolomiti Bellunesi si separano. Nessuno, però, potrà cancellare ciò che è stato: «Due anni entusiasmanti – commenta -. Sono volati, mi sembra di essere qui da una vita. Ho iniziato questo percorso con l’entusiasmo che il territorio mi ha trasmesso, fin dal primo giorno. Ho creduto in un progetto in cui pochi credevano, ma che insieme abbiamo trasformato in una vittoria, conquistando la promozione. E ho imparato che una squadra senza valori umani non ha futuro. Il fatto di avere persone coinvolte, legate da un comune senso di appartenenza, rende il cammino molto più semplice. Nel calcio, per raggiungere il successo, non basta funzionare come un’azienda che assume dipendenti. Se vuoi davvero ottenere qualcosa, devi arrivare al cuore della gente. E questo lo puoi fare solo circondandoti di persone perbene».
RIFERIMENTO – Era arrivato in punta di piedi. Con uno sguardo che sapeva radiografare il campo, oltre a qualsiasi sfumatura dello spogliatoio. E che ha ispirato chi gli stava accanto. Pablo non è mai stato solo un perno della retroguardia, ma una guida per i più giovani. E una certezza per i compagni: «Alzare la coppa insieme a Cossalter mi ha riempito di orgoglio e felicità – prosegue Pablo -. Thomas è un ragazzo esemplare: ha sempre sottolineato che il capitano ero io. E non è una cosa scontata. Poteva prendersi qualsiasi merito, ma ha sempre avuto un pensiero per me. Ecco perché ho creduto profondamente che alzare il trofeo insieme fosse il modo migliore per ringraziarlo. Ma sarebbe troppo facile fermarsi solo a quel momento. Ogni vittoria, ogni allenamento, ogni chiacchierata con i tifosi, con lo staff tecnico, con i volontari: sono stati tutti momenti speciali. Sono felice e grato del tempo trascorso qui».
LACRIME – La malasorte ha inficiato la recente stagione. Eppure Perez non ha mai mollato. Neanche quando il corpo chiedeva tregua. È rimasto lì, in prima linea. A soffrire con la squadra, a gioire per ogni passo avanti, a credere in un sogno chiamato Serie C. E quel sogno si è realizzato anche grazie a lui. Con una generosità che non si insegna, si incarna. E con quelle lacrime, arrivate copiose dopo la promozione. Lacrime vere, che non hanno bisogno di essere spiegate: raccontano il cuore grande di chi ha dato tutto. E tutto si è preso: il rispetto di uno spogliatoio, l’affetto dei tifosi, la gratitudine del club. «Pablo è stato un uomo-squadra – afferma il presidente Paolo De Cian -. Lo ringraziamo con affetto e stima sinceri, perché ha incarnato i valori della nostra società e ci ha aiutato a raggiungere un traguardo storico».
SIMBOLO – Ora che si volta pagina, restano i ricordi, oltre all’impronta lasciata sull’ambiente: profonda, come un solco su un sentiero di montagna. Pablo Perez non sarà più al centro della difesa? Ma rimarrà sempre nella storia della Dolomiti Bellunesi: «Vorrei ringraziare di cuore i supporter – conclude -. Non è facile sentirsi ben voluto, quando si è fuori a lungo per infortunio. I tifosi bellunesi sono persone speciali, umili e lavoratori. Credo che si siano riconosciuti in me, e io in loro. Ecco perché si è creato questo bel legame. Ringrazio sinceramente coloro che si sono fermati a incoraggiarmi quando non stavo bene. Mi porto dentro ogni messaggio e ogni parola. Ai nuovi che arriveranno chiedo solo una cosa: rispetto per il lavoro di chi ha dato tutto e, a chi resterà, l’augurio di portare avanti i valori che abbiamo costruito insieme. In particolare quelli umani. Solo così la Dolomiti Bellunesi avrà il futuro che merita».
La Dolomiti Bellunesi accoglie due giovani e promettenti atleti, sbocciati nel settore giovanile del Genoa: si tratta del portiere Leonardo Consiglio e del difensore Matteo Barbini. Entrambi, classe 2006, arrivano in prestito dal club del Grifone.
POSTO IDEALE – I due svelano le motivazioni che li hanno condotti nella società presieduta da Paolo De Cian: «A fare la differenza – afferma il portiere – è stata la volontà dolomitica di puntare sui giovani. In più, la provincia di Belluno mi sembrava il posto ideale per iniziare la mia esperienza nel calcio dei grandi». Sulla stessa linea di pensiero, il centrale di difesa: «Ho scelto la Dolomiti Bellunesi perché è una realtà in cui posso crescere bene e, magari, con qualche pressione in meno rispetto ad altre piazze. È un progetto che mi piace, sono molto fiducioso e ringrazio la società per la fiducia riposta in me».
CALMA E PACATEZZA – L’idea di alzare l’asticella non spaventa i ragazzi. Anzi, li motiva ulteriormente: «Mi dedico parecchio al lavoro, dentro e fuori dal rettangolo verde – riprende il custode dei pali -. La grinta è una delle mie qualità principali, unita al desiderio di migliorarmi ogni giorno. In generale, sono un tipo solare, a cui piace scherzare». Anche Barbini appare solido e maturo: «Mi ritengo un giocatore calmo, pacato e orientato a trasmettere tranquillità in campo, nei momenti più tesi. Cerco di non buttare mai via la palla, soprattutto in fase di costruzione, ma ho ancora diverse aree di miglioramento».
I PERCORSI – In rossoblù, sotto la guida tecnica di Gennaro Ruotolo, Leonardo e Matteo si sono laureati campioni d’Italia a livello Under 18: «Il mio percorso calcistico è iniziato all’età di 7 anni nella squadra del mio paese – aggiunge l’estremo difensore -. In seguito, ho vissuto una piccola parentesi alla Sampdoria, nell’Under 13 e 14, per poi passare al Genoa: sono partito dall’Under 15 fino ad approdare alla Primavera». Di rilievo pure il percorso di Barbini: «Ho mosso i primi passi calcistici a 4 anni, nello Champagnat e poi nell’Internazionale. In queste realtà ho vissuto momenti davvero speciali e incontrato splendide persone. Quindi, a 7 anni, sono stato scelto dal Genoa, club di cui faccio ancora parte e al quale rivolgere un semplice ringraziamento sarebbe riduttivo. La società si è prodigata molto per me: mi ha saputo aspettare nei momenti bui e la mia gratitudine sarà sempre totale».
PRONTI PER IL RADUNO – Consiglio e Barbini risponderanno “presente” alla chiamata di mister Zanini, in occasione del raduno in programma lunedì 14, a Sedico: «L’obiettivo è di arrivare il più in alto possibile in classifica e di aiutare la squadra. Non vediamo l’ora di cominciare».
La Dolomiti Bellunesi rafforza il reparto arretrato con l’arrivo di Nicolò Gobetti. Difensore, classe 2004, è reduce da due stagioni di alto livello al Caldiero Terme e, fin da giovanissimo, ha dimostrato affidabilità, costanza e maturità tattica. Dopo la promozione in C, conquistata nel 2023-2024, è stato protagonista anche nell’annata successiva, in terza serie: oltre 3.200 minuti in campo e 41 presenze complessive tra campionato e Coppa Italia, in cui ha trovato pure la via del gol nella semifinale di ritorno contro la Giana Erminio.
PRIMI PASSI – Cresciuto nel settore giovanile dell’Hellas Verona, ha poi mosso i primi passi nel calcio dei grandi con le maglie di Sona e San Giovanni Lupatoto. Atleta duttile e moderno, può essere impiegato come centrale, “braccetto” in una retroguardia a tre o terzino sinistro: caratteristiche che lo rendono un profilo prezioso e funzionale all’interno dell’organico a disposizione di mister Zanini.
FIRMA SUL CONTRATTO – Il difensore originario di Legnago ha già raggiunto la sede del club per firmare il contratto che lo legherà ai colori dolomitici: «Fin da subito – afferma – mi è sembrata la scelta più giusta da fare. Sono in una società che sta crescendo in fretta e ha un progetto importante. Parlando con la dirigenza, ho capito dal primo momento che condividiamo gli stessi valori e gli stessi obiettivi. Ne sono convinto: questo è il posto giusto per crescere come uomo e come calciatore».
DUELLO – Nicolò si descrive come «un giocatore abbastanza fisico, a cui piace il duello con l’attaccante». Ma anche fuori dal campo ama offrire un contributo tangibile: «Cerco di lavorare bene in ogni aspetto. Mi piace aiutare i compagni e spargere positività nell’ambiente. In generale, sono molto competitivo: odio perdere ed è il motivo per cui do sempre il massimo, in qualsiasi cosa io faccia. Anche se gioco a tennis o a padel insieme agli amici…».
OPPORTUNITÀ – Infine, pochi dubbi sui traguardi da raggiungere: «L’obiettivo principale è quello di raggiungere la salvezza, mentre dal punto di vista personale confido di crescere in maniera progressiva, giocare il più possibile e migliorare di partita in partita. In generale, intendo offrire il mio contributo a 360 gradi: la società ci sta dando una grande opportunità e mette a disposizione ogni mezzo per affrontare al meglio questo campionato». Benvenuto fra le Dolomiti, Nicolò.
La Dolomiti Bellunesi definisce la composizione dello staff tecnico per la stagione 2025-2026, la prima in un campionato di Serie C da affrontare con professionalità, coesione e ambizione: qualità che il gruppo di lavoro costruito attorno a mister Nicola Zanini intende incarnare a pieno.
Oltre alla guida tecnica, già annunciata nelle scorse settimane, viene confermato il vice allenatore Alessandro Comi, figura di fiducia e continuità all’interno del percorso sportivo, mentre Carlo Appiani e una new entry come Graziano Santomaso si occuperanno della preparazione e del recupero infortuni, a conferma della crescente attenzione della società verso la prevenzione e la salute dei propri tesserati.
La novità principale riguarda il settore portieri: il nuovo preparatore è Manuel Marchiori, proveniente dal Cittadella. Dopo l’inizio alla Marosticense, Marchiori ha lavorato dal 2019 nel settore giovanile granata, seguendo i “numeri uno” delle formazioni Under 16, Under 17 e Primavera, fino a entrare nello staff della prima squadra in Serie B, come collaboratore. Un innesto di rilievo, destinato a portare in dote esperienza, metodo e formazione di alto livello: «Arrivo con tanto entusiasmo – afferma il diretto interessato – e la volontà di entrare in una società seria, custode di un progetto ambizioso e coerente con le sue potenzialità. Le strutture sono buone. E i margini di crescita, ampi. Insomma, non manca nulla per il professionismo. A noi dello staff non resta che far parlare il campo e aiutare la Dolomiti Bellunesi a stare lì, dove merita». In parallelo, il club ringrazia profondamente Gabriele Benetti, per il suo prezioso supporto e la professionalità dimostrata nelle ultime tre stagioni.
A garantire la piena funzionalità dell’area medica e fisica, invece, saranno ancora una volta il massaggiatore Marco De Din e il fisioterapista Niccolò Serradura. Con uno staff completo e affiatato, la Dolomiti Bellunesi si avvicina quindi al raduno di lunedì 14, nel Centro sportivo di Sedico.
La Dolomiti Bellunesi conferma una delle sue certezze: Riccardo Brugnolo farà parte del gruppo che affronterà la Serie C nella stagione 2025-2026. Classe 1998, intelligenza tattica e leadership silenziosa, Brugnolo è stato un punto di riferimento nella cavalcata che ha portato alla promozione in Lega Pro.
MOTORE – Con 40 presenze stagionali, 2 gol e una costante capacità di leggere le fasi della partita e di dettare i tempi di gioco, ha interpretato al meglio il ruolo di regista, diventando il motore del centrocampo. Il suo sigillo su punizione, nel delicatissimo 1-0 contro il Caravaggio di fine marzo, ha rappresentato uno snodo cruciale nel cammino verso il titolo.
IMPAZIENTE – «Sono molto felice di continuare la mia avventura alla Dolomiti – afferma –. E impaziente di cominciare la stagione, oltre che di confrontarmi con una nuova categoria». Lo sguardo è rivolto al futuro, senza dimenticare il passato recente: «La scorsa annata è stata speciale. Rimarrà per sempre un ricordo bellissimo. Se c’è una cosa che più di altre terrò con me è l’entusiasmo che, partita dopo partita, abbiamo portato allo stadio, culminato nelle ultime sfide casalinghe con una cornice di pubblico stupenda. Mi auguro si possa ricominciare da qui».
FAMIGLIA E AMICI – Il centrocampista racconta poi la sua estate: «Ho trascorso delle belle vacanze in compagnia della mia famiglia e dei miei amici. Volevo risolvere i piccoli acciacchi che si trascinavano dal termine dello scorso campionato e devo dire che sono riuscito a recuperare bene, anche grazie al continuo contatto a distanza col “prof” Appiani».
TRAGUARDO – Infine, l’obiettivo: «Il primo traguardo da raggiungere sarà la salvezza. E, ovviamente, conservare e accrescere l’entusiasmo intorno a questa squadra e a questo movimento. A livello personale, sarà la mia prima esperienza nei professionisti e la voglia di confrontarmi con un livello così alto è davvero tanta».
La Dolomiti Bellunesi saluta e ringrazia di cuore Denis Chiesa, che non farà parte della rosa per la stagione 2025-2026.
Classe 2001, dopo tre stagioni Chiesa è tornato in provincia ed è subito diventato un perno difensivo, oltre che un riferimento all’interno dello spogliatoio. Indicative, in tal senso, le 39 presenze stagionali fra campionato, Coppa Italia e Poule Scudetto. Come indicativi sono i 3.210 minuti sul rettangolo verde, che lo hanno reso uno dei giocatori maggiormente utilizzati della rosa.
Atleta di grande affidabilità, è stato uno dei protagonisti del percorso che ha portato alla vittoria del campionato di Serie D e alla conseguente promozione in C. In campo ha sempre offerto solidità, equilibrio, spirito di sacrificio. E fuori ha incarnato al meglio i valori di serietà e rispetto.
«A Denis – affermano i vertici societari – va il nostro “grazie” più sincero per l’impegno quotidiano, per la professionalità e l’apporto umano che ha saputo dare all’interno dello spogliatoio e dell’intero ambiente. Gli auguriamo il meglio per il futuro».
