Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Sebastiano Siviglia, ex calciatore – tra le altre – di Atalanta e Lazio, ha parlato del possibile futuro della Serie A, ragionando sulle possibili soluzioni, fra cui quella di un campionato a 22 squadre. Siviglia, inoltre, si è soffermato in particolar modo sulla Lazio di Simone Inzaghi, elogiando Lucas Leiva e la sua duttilità, passando poi alla Roma di Paulo Fonseca, all’Atalanta di Gasperini e, infine, al Lecce di Fabio Liverani.
Serie A, Siviglia: “Governo rigido, se si aprono i parchi tanto vale farlo anche con i centri sportivi”
Dal 4 maggio i calciatori hanno la possibilità di allenarsi individualmente nei centri sportivi delle rispettive società. E’ un passo avanti verso la continuazione dei campionati?
“Sicuramente ci sono diverse incongruenze tra governo e regioni, alcune di quest’ultime, infatti, hanno permesso prima la ripresa degli allenamenti individuali, mentre il Governo è rimasto più rigido e bisognerebbe capire il perché di questo. A seguito di questa piccola apertura verranno fatte nuove valutazioni, anche per vedere come approcciare a determinate situazioni, come mantenere le distanze di sicurezza e allo stesso tempo riuscire ad allenarsi per poter ripartire. Vedremo se ci sarà la possibilità di proseguire con il campionato, sarà il Governo a decidere, non si sa ancora se questo piccolo passo avanti sia solo un’illusione. Ci tengo a precisare che sì, gli allenamenti ci saranno, ma non si possono definire di “squadra” viste le restrizioni, è come ridurre il calcio ad uno sport individuale. Vedremo se ci saranno ulteriori riaperture”.
Secondo alcune indiscrezioni di La Repubblica, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe annunciare la fine del campionato. Sarebbe una scelta giusta?
“Bisogna vedere le dichiarazioni di Conte e confrontarle con il reale decreto, ultimamente si parla molto di sport, dalle discipline individuali a quelle di gruppo. Essendo uno sport che si basa molto sul contatto, nel calcio c’è un’altissima possibilità di contagio, inoltre le squadre si riuniscono creando naturalmente agglomerati. Sono valutazioni che in questo caso il Governo sta prendendo in considerazioni per decidere se riprendere o meno i campionati, sicuramente, però, dal momento in cui vengono aperti i parchi per fare correre i cittadini comuni non vedo perché non potrebbero correre i calciatori nei rispettivi centri sportivi. Ci sono cose che non sono del tutto chiare, che vanno poi a influire sulla condotta da seguire dagli atleti, ad oggi infatti non sappiamo se si proseguirà o meno. Credo si stia perdendo solo un po’ di tempo, ovviamente si attende di vedere quello che accadrà o che è già accaduto all’estero, come ad esempio in Francia, per capire la direzione da prendere. Riaprire agli allenamenti individuali può comunque essere un segnale, bisogna solo capire se di attesa per non creare ulteriori polemiche o per tornare effettivamente a giocare”.
Scudetto, Siviglia: “Se il campionato non finisce, giusto non assegnarlo”
Valutazioni che, nel caso in cui non si continuasse, andrebbero fatte anche per decretare vincitore. Troverebbe giusto fare come fatto in Francia, nonchè consegnare comunque lo scudetto che in questo caso andrebbe alla Juventus?
“E’ una domanda con difficili risposte, dipende da tante cose. Ci sarebbero ancora tredici partite da giocare e molti punti in palio, potrebbero cambiare diverse cose, sarebbe più corretto annullare il campionato“.
Anche perchè potrebbero crearsi diverse polemiche, sia per lo scudetto che per le qualificazioni in Champions ed Europa League, ma anche per quanto riguarda le retrocessioni. In Francia, ad esempio, nel momento in cui è stata decretata la fine del campionato, il Lione si trovava fuori dalle competizioni europee e ha dunque fatto ricorso.
“Penso che alcune squadre potrebbero essere penalizzate dopo una grande stagione, come il Benevento che ha diversi punti di vantaggio dalla seconda. Magari opteranno per un campionato a 22 squadre, ma alcune problematiche resterebbero e l’unica strada percorribile sarebbe quella della chiusura del campionato per stabilire le retrocessioni, qualificazioni in Europa e i vincitore finale. Allo stesso tempo, però, c’è qualcosa di molto più importante che è la salute ed è giusto salvaguardarla. La ripartenza del campionato comprenderebbe due o tre mila persone. Serve un protocollo sanitario sicuro, che dia garanzie. Qualsiasi decisione verrà presa creerà inevitabilmente delle polemiche, ma bisogna capire che quello che stiamo attraversando è un qualcosa che va oltre al calcio, un qualcosa che non è mai successo.”
Giocare, come su richiesta di Lotito, una gara secca tra Juventus e Lazio per decretare il vincitore potrebbe essere una soluzione?
“No, dato che mancano ancora 12 partite l’Inter potrebbe tornare in corsa per lo scudetto, così come l’Atalanta, quindi non sarebbe corretto. Penso che quella di Lotito fosse una provocazione, non credo che abbia davvero il desiderio di giocare il campionato in gara secca contro la Juventus. Hanno tutti voglia di tornare in campo, il problema è che c’è in atto un qualcosa di molto più grande e molto più serio. In ogni caso ci saranno grosse difficoltà e grosse critiche, sia che si giochi o meno. Spero che il Governo prenda una decisione in tempi brevi, ci sono molti lavoratori in attesa di vedere cosa faranno.”
Siviglia, la Lazio nel cuore: “Dalla Supercoppa alla Champions, quante emozioni in biancoceleste”
Parlando di calcio giocato, Simone Inzaghi può essere definito come uno dei migliori allenatori in Italia?
“Sì, sta facendo un grande lavoro da diversi anni ormai, sta portando avanti questa squadra molto bene. Oltre a quello che succede sul campo, dove Simone ha dimostrato di essere un allenatore di primissimo livello, ci sono diversi fattori che permettono alla squadra di lavorare bene, come ad esempio organizzazione, ambiente e società, che ha come unico obiettivo quello di portare la Lazio in Champions League. Al momento occupa meritatamente il secondo posto, inoltre nel corso della sessione di mercato estiva hanno trattenuto giocatori importanti, Milinkovic Savic e Luis Alberto su tutti. E’ un percorso che è frutto di una grande strategia societaria. In passato Inzaghi veniva criticato perchè non riusciva a vincere contro le grandi squadre, mentre quest’anno sono stati in grado di battere due volte la Juventus, ad esempio.”
Quale crede sia il giocatore più importante dei biancocelesti?
“Quando penso a questa Lazio ho sempre in mente un giocatore: Lucas Leiva. E’ il classico calciatore con un’intelligenza straordinaria, sotto il punto di vista tattico è in grado di prendere sempre la decisione più giusta, ha una grande intuizione e offre tanto equilibrio. Riesce inoltre ha fare una buonissima copertura in fase difensiva, permettendo anche alla squadra di sbilanciarsi, è il cuore della squadra, è indispensabile. Immobile, Correa e Luis Alberto? Sono grandissimi giocatori, probabilmente da copertina, ma quello che regge equilibri e fatiche, facendo anche in modo che i compagni possano permettesi di attaccare maggiormente è proprio Lucas Leiva: ha un’interpretazione sontuosa.”
In vista della prossima Champions League servono rinforzi?
“Andrebbe rinforzata sotto il punto di vista numerico, allungando la rosa e alzando il livello delle seconde linee. Successivamente anche in difesa si potrebbe migliorare qualcosa, mentre in attacco, vista l’enorme qualità dei giocatori, bisognerebbe trovare una quarta punta dopo Immobile, Correa e Caicedo. Sono convinto che Tare, che reputo una persona con grandi competenze, saprà fare del suo meglio per ottimizzare la rosa.”
Per quanto riguarda la sua esperienza alla Lazio, qual è il ricordo più entusiasmante che ha vissuto con questa maglia?
“Ho tanti ricordi, alla Lazio ho trascorso sei anni da calciatore e due da allenatore nel settore giovanile. E’ stata una squadra in cui ho militato per davvero molto tempo, ho anche dato l’addio al calcio giocato con la maglia biancoceleste. L’esperienze che ricordo con maggiore gioia sono la vittoria della Coppa Italia contro la Sampdoria, la Supercoppa Italiana vinta a Pechino e la qualificazione in Champions League, ma oltre a queste ho vissuto davvero tante emozioni. Dopo il primo anno, che giocai alla Lazio in prestito, non era sicuro che restassi. Delio Rossi non era molto convinto di trattenermi, poi alla fine restai e diventai un effettivo calciatore della squadra. Avevo realizzato così il mio sogno di giocare in una grande società. Sono riuscito a soddisfare tutti i miei desideri e a vincere in una città fantastica come Roma.”
C’è un giocatore della Lazio di oggi con cui avrebbe voluto giocare?
“Lucas Leiva, lo vedo come un leader. Oltre all’ex Liverpool, però, ce ne sono tanti tra cui Correa e Immobile, sono tutti i giocatori fantastici. Sposo le parole dette dal Presidente Lotito, quando dice che questa squadra è una Ferrari ha ragione, ci sono calciatori di grande qualità in grado di esprimersi con continuità.”
Siviglia, ricordi dall’Atalanta: “A Bergamo ho conosciuto persone straordinarie”
Continuità che è mancata alla Roma, si può definire un anno di transizione quello della squadra di Fonseca?
“La Roma ha avviato un processo diverso da quello della Lazio, negli ultimi anni, infatti, ha sempre preferito vendere i giocatori importanti come Salah e Alisson, preferendo monetizzare piuttosto che trattenerli, anche per necessità economiche. La Lazio, invece, ha scelto di non cedere i propri campioni, costruendo nel tempo un grande percorso. Sono due politiche differenti, una conservatrice per raggiungere un obiettivo e una dettata dalle finanze, anche in virtù delle spese societarie.”
Prima di approdare alla Lazio ha vestito la maglia dell’Atalanta, cosa ha rappresentato per lei Bergamo?
“A Bergamo sono stato benissimo, ho giocato con la maglia dell’Atalanta per tre anni per poi passare alla Roma, in seguito sono tornato per altri sei mesi. E’ stata un’esperienza straordinaria, caratterizzata da una promozione dalla Serie B alla Serie A. L’anno successivo finimmo settimi, al termine di un campionato molto simile a quello dell’Hellas Verona di questa stagione. Bergamo è una città fantastica: i bergamaschi sono persone che inizialmente appaiono un po’ chiuse, ma che poi in realtà sono straordinarie e generose. Riescono a darti l’anima. Nonostante i soli 40 km da Milano, Bergamo ha un’identità molto profonda, basti vedere il lavoro che fanno con il settore giovanile.”
Come vede il percorso dell’Atalanta?
“Sta dimostrando di avere una grande identità, ha una squadra che sta facendo grandissime cose, molto di più rispetto a qualche anno fa. Giocare così bene anche in Europa non è semplice, è tutto frutto di un’organizzazione solida.”
Crede che Gasperini sia stato sottovalutato nel corso degli anni?
“E’ un grande allenatore, credo sia normale che abbia bisogno di sentirsi al centro del progetto per cui lavora. Magari la sua rigidità e il suo modo di essere così integralista nei metodi di gestione del gruppo potrebbe essere causa di alcune difficoltà, come accaduto all’Inter. Nel corso degli ultimi anni ha fatto grandissime cose, anche sulla panchina del Genoa e della stessa Atalanta. Ha una sua identità ben precisa che forse a volte potrebbe non convincere del tutto un Presidente o i giocatori. Fatto sta che è un allenatore di primissimo livello, sia per quello che sta facendo sia per le idee che ha e la metodologia che utilizza.”
Invece, per quanto riguarda il Lecce, come vede la stagione della squadra di Liverani?
“Il Lecce sta facendo un campionato straordinario, è stato in grado di conquistare due promozioni consecutive, prima dalla Serie C alla Serie B e poi dalla B alla A, cosa che riesce a pochissime squadre. Ora lottano per la salvezza, hanno fermato Juventus e Inter con un pareggio e hanno addirittura vinto a Napoli, Firenze e Torino. Ci sono tante sfumature da leggere per capire la grandezza del percorso di questa società.”
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