La logica dell’Inter. Di Lapo de Carlo

L’Inter di Conte è una realtà che l’opinione sportiva sta tentando di circoscrivere, delimitare rappresentandola con una serie di obbiettivi irrinunciabili ma incasellandola più in questo, invece che descrivendone la lungimiranza del progetto. Da inizio stagione il livello della società è cresciuto ulteriormente, questa volta a vista d’occhio e con alcuni propositi dichiarati con senso dell’ambizione.
Nell’ultima settimana il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio, i ricavi sono progrediti esponenzialmente, è arrivata la risposta sul nuovo stadio da parte della giunta milanese con un segno positivo, pur vincolata ad alcuni paletti tra cui la permanenza dello stadio San Siro. “Last but not least“, per dirla in inglese, la parte agonistica del club sta dando risultati incoraggianti, pur con lacune segnalate apertamente dall’allenatore.
Dopo lo stop in casa col Parma, che ha irritato l’ambiente per l’occasione di sorpasso sciupata, è arrivato il successo in trasferta col Brescia, raggiunto con grande fatica nel secondo tempo. Romelu Lukaku ha segnato un gol bello e importante perché, pur essendo il raddoppio, lo ha realizzato nel momento peggiore della squadra, con un gesto che i tifosi si aspettavano da tempo per un attaccante con quelle caratteristiche. Finalmente un gol che traducesse in sintesi quel concentrato di esplosività e potenza e non solo di appoggio e rapina di un calciatore ancora inesploso.
Lo scetticismo dopo una prima parte di stagione nemmeno troppo lunga nasce dall’eccesso di aspettative, una mancanza di conoscenza del giocatore da parte del pubblico e un carico di pressione agevolato dalla stampa sportiva. Al punto da rendere Lukaku un problema a eroe, in una sola settimana, dopo i due gol decisivi con Parma e Brescia.
Il problema più importante di questa fase è legato a due fattori: la stanchezza palese (in un momento in cui la squadra ha giocato con 13/14 giocatori nelle ultime 5 partite disputate in soli 9 giorni) e il mancato utilizzo di una parte della rosa, ritenuta non all’altezza del compito.
Da una parte l’Inter, persa la fonte di gioco Sensi, il giocatore più duttile e affidabile nel reparto: D’Ambrosio e l’attaccante di riferimento, insieme a Lukaku e Lautaro: Sanchez, ha utilizzato un numero di giocatori che ha dato il massimo, denunciando però una notevole fatica nell’intensità lungo i 90 minuti.
Conte sabato ha parlato del primo tempo col Parma come il peggiore della sua gestione, poi visto il secondo col Brescia e la relativa vittoria, ha convenientemente espresso fiducia e serenità concentrandosi solo sul risultato: “conta solo quello”. Effettivamente non si può imputare nulla alla squadra vista in campo ieri, quando è evidente che oltre a realizzare i due gol della vittoria e a difendere con unghie e denti il ritorno degli avversari, di più non poteva dare. I lanci di Godin per il mancato appoggio di un centrocampista, l’affanno di Skriniar per le continue iniziative dei padroni di casa, senza troppa assistenza dai compagni, il lavoro prezioso ma poco brillante di Barella e Brozovic che corrono senza sosta e cambi dalla panchina, sottopongono la squadra a inevitabili cali.
Borja Valero, Politano, Di Marco e Lazaro ad oggi sembrano fuori dalla visione di Conte.
Non è detto che nei prossimi due mesi le cose continuino così. Dipende tanto anche dal match di Dortmund, dal quale si capirà de l’Inter potrà continuare la sua corsa Champions con buone possibilità di passaggio del turno o meno. A novembre si giocherà meno e questa è la vera buona notizia per Conte.