JUVENTUS – ROMA 3-1. Bentancur sugli scudi e la scia del glorioso Uruguay. Di Giuseppe Marchetta

Negli anni tra il venti e il trenta del secolo scorso, l’Uruguay era senz’ombra di dubbio la prima potenza mondiale del calcio. Due ori olimpici nel 1924 a Parigi e nel 1928 ad Amsterdam, cioè nel cuore della vecchia Europa, quando il torneo dai cinque cerchi era un vero Campionato del Mondo. E poi il sigillo ufficiale nel 1930, nel mitico Centenario, lo stadio modello di Montevideo, all’inaugurazione della competizione iridata. Logico quindi che gli avidi mercanti italiani puntassero dritti su quel calcio all’avanguardia, meno tecnico di quello argentino e meno funambolico di quello brasiliano, ma incomparabilmente più evoluto sotto il profilo tattico ed inarrivabile per grinta e spirito di squadra. Non era però così facile. Mentre in Argentina i figli degli emigranti sospiravano la patria lontana, in Uruguay (definita “la Svizzera del Sudamerica”) si viveva da signori, e i calciatori non cedevano alle lusinghe di ingaggi favolosi. Ad aprire la strada fu il Bologna, e il primo uruguaiano a giocare in Italia fu Francisco Fedullo. Nel 1931 il Bologna completò la sua coppia di interni con un altro uruguaiano, Raffaele Sansone, l’ideale partner di Fedullo. Ormai le porte erano aperte. Nello stesso 1931, la Fiorentina si assicurò Pedro Petrone, l’artillhero, sensazionale uomo gol. Non incantò il grande Scarone all’Inter mentre ancora il Bologna pescò il jolly con Michele Andreolo, uno dei più grandi centromediani metodisti di tutti i tempi. Giocò dal 1935 al 1950 e nel 1938 fu il perno difensivo dell’Italia di Vittoria Pozzo che vinse a Parigi il suo secondo, consecutivo titolo mondiale. Proverbiali i suoi lanci, un capolavoro di potenza e di precisione, così come i suoi micidiali calci piazzati. Il contatto preferenziale che ormai il Bologna aveva stabilito con il calcio uruguaiano consentì al presidente Dall’Ara di mettere a segno un altro colpo da novanta, con l’ingaggio, nel 1938, di Ettore Puricelli, centravanti insuperabile nel gioco aereo (fu ribattezzato “testina d’oro”) che divise la sua carriera fra il Bologna e il Milan. Dopo la guerra l’Uruguay riconquistò la leadership mondiale, vincendo a sorpresa nel 1950, nel regno del favoritissimo Brasile, il Campionato del Mondo della ricostruzione. Gli artefici di quella sensazionale impresa, che provocò decine di morti al Maracanà, furono Schiaffino e Ghiggia, interno il primo, ala il secondo. Juan Alberto Schiaffino, detto Pepe, un genio del calcio, accese i desideri di Gipo Viani, ma potè essere ingaggiato dal Milan soltanto nel 1954, dopo i Mondiali in Svizzera. Aveva ormai trent’anni, ma giocò ancora otto stagioni ad altissimo livello, sei nel Milan e due nella Roma, e si ritagliò pure uno spazio nella Nazionale azzurra. Sempre inserito nelle classifiche “all time”, Schiaffino fu il maestro di Rivera e il modello per un’intera generazione di calciatori. Il suo senso tattico si univa a una tecnica raffinata e una naturale leadership in campo. Alcides Ghiggia, un’aletta piccola e inafferrabile, arrivò alla Roma nel 1953 e vi rimase per otto campionati, conquistando lui pure la Nazionale. Un incubo per tutti i terzini, terrorizzati dal suo dribbling e dalle sue finte micidiali. Declinava quindi l’Uruguay, nel panorama internazionale, e di conseguenza s’andava ad affievolire l’interesse degli importatori. Così di Uruguay non si parlò sino al 1988, quando la Lazio pescò una coppia: Gutierrez non era granché, ma Ruben Sosa conquistò fans a suon di gol. L’anno buono fu il Novanta: il Cagliari fece tripletta, con l’onesto difensore Herrera, il collaudato fuoriclasse Enzo Francescoli e l’attaccante emergente Daniel Fonseca. Anche l’Atalanta fece bingo, nel 1992, con Paolo Montero, difensore centrale impeccabile, che alla Juventus troverà la sua grande ribalta, con conquista di scudetti a ripetizione e 3 finali di Champions perse fortuitamente. Andò bene al Genoa con Carlos Pato Aguilera, specie dopo il “matrimonio” calcistico con Skuhravy. Ma il vero botto anni ’90 lo fece l’Inter con Alvaro Recoba. L’esordio del Chino fu clamoroso con due splendide reti dalla distanza contro il Brescia. Anche il terzo gol segnato in quel campionato fu spettacolare: un sinistro scagliato dalla fascia sinistra poco oltre la linea di metà campo in Empoli-Inter. Dal 2005 ad oggi. Giocatori del calibro di Muslera, Abel Hernandez, Gargano, Walter Bogliacino, Diego Pérez e soprattutto due autentici campioni come Edinson Cavani e Diego Forlan sono riusciti a rinnovare l’antico legame che unisce il meglio del calcio uruguaiano al nostro campionato. Ma oggi come oggi la vera rivelazione ha un nome preciso, un luogo preciso: Rodrigo Bentancur Colmán da Nueva Helvecia, giusto per ricordare che anche lui è un nobile signore proveniente dalla “Svizzera” sudamericana. Nato e cresciuto a Nueva Helvecia, nel dipartimento di Colonia, Bentancur perse la madre quando aveva solo 4 anni. La scelta della maglia numero 30 è un omaggio a lei, ricordando il suo giorno di nascita. Appassionato di calcio fin dall’infanzia, è stato cresciuto dal padre e dalla nuova compagna. Da piccolo inizia a giocare nel Club Artesano di Nueva Helvecia, a 9 anni il padre porta lui ed il fratello a fare un provino per il Peñarol ed entra a far parte delle giovanili del club uruguayano. Vi resterà tre anni, prima di trasferirsi in Argentina al Boca Juniors. Fa il suo esordio da professionista il 9 aprile 2015, a diciassette anni, subentrando al 69′ della sfida di Copa Libertadores tra Montevideo Wanderers e Boca Juniors (0-3), per poi debuttare in Primera División il 12 aprile successivo, nella partita pareggiata per 0-0 contro il Nueva Chicago, subentrando a Pablo Pérez al 77′. Dopo essere entrato, nell’estate del 2015, nell’affare che sancisce il trasferimento di Carlos Tévez dalla Juventus al Boca Juniors, la squadra bianconera ottiene il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo del centrocampista uruguaiano, che viene esercitato il 21 aprile 2017 a fronte di un versamento di nove milioni e mezzo di euro, con effetti dal 1º luglio dello stesso anno. La squadra argentina si riserva, comunque, il 50% di una futura vendita. È l’undicesimo giocatore dell’Uruguay a vestire la maglia della Juventus. Alla fine del 2015 è stato eletto dal quotidiano argentino Clarín come giocatore rivelazione dell’anno. Rodrigo visto oggi è un interno di centrocampo, ma può adattarsi a giocare tutti i ruoli di centrocampo, da mediano a trequartista oltreché da mezzala. Giocatore tecnico, ambidestro, è un centrocampista forte fisicamente, bravo negli inserimenti, rapido nel passaggio sul breve e dotato di un dribbling efficace e di una discreta visione di gioco ma in fase di evoluzione in positivo. La sua irruenza lo porta a ricevere spesso sanzioni disciplinari. Ha possibilità di miglioramento nella verticalizzazione e nel tiro da fuori. Comunque un Bentancur in straordinaria crescita e sembra proprio, sol suo ritorno da titolare, che tutta la squadra tragga giovamento dalla sua presenza nel canile di centrocampo. Se non altro per la sua enorme capacità di recuperare montagne d palloni e di scaricarle velocemente a latere, per cui la manovra ne risulta ampiamente velocizzata. Con i giallorossi poi una volta di più ha mostrato i suoi progressi negli inserimenti improvvisi senza palla ed ha saputo sfruttare al meglio uno di questi realizzando uno splendido gol con la punta del piede destro, stile calcetto, anticipando i tempi d’uscita del portiere e di recupero di ben 3 difensori. Geniale! ma veniamo proprio al match con i lupacchiotti capitolini. Il Sarri della vigilia è ormai convinto che il “tridente pesante” debba esser messo in soffitta e vuol puntare sul recupero totale di Douglas Costa, il quale in genere da il meglio di sé svariando sulle fasce. Sicché Maurizione schiera il più classico dei 4-3-3 con: Buffon; Danilo, Bonucci, Rugani, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic, Rabiot; Douglas Costa, Higuain, Ronaldo. Fonseca risponde col 4-2-3-1, ovvero: Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Cristante; Under, Pellegrini, Kluivert; Kalinic. Arbitra Gian Luca Rocchi di Firenze, il quale allo Stadium compie i soliti riti di verifica ed alfin fischia improvviso: partenza! 3′ Ronaldo si accentra, va via a Florenzi e spara: impatto infelice, il pallone termina in rimessa laterale. 5′ Trivela di Douglas Costa d’esterno mancino che mette in movimento Higuain, poi costretto a decentrarsi. 8′ Mancini butta giù Higuain: fallo da dietro, voleva il giallo il Pipita. Ma Rocchi lascia correre. 9′ Punizione di Pjanic che cerca il pallone morbido in area per il destro al volo di Higuain. Capisce Smalling che respinge di testa. 11′ Lancio di Higuain in profondità ma Ronaldo voleva il pallone sui piedi. Nulla di fatto. 12′ Finta di Bonucci con rischio: il 19 che lascia sfilare una verticalizzazione di Diawara per Under. Il turco non arriva sul pallone di poco. 13′ Colpo di testa di Mancini bravo ad anticipare Ronaldo sul bel cross di Danilo. 14′ Lancio di Bonucci alla ricerca di Bentancur che però non può arrivare sul pallone. 18′ Kalinic cerca Kluivert col centravanti che dosa male il passaggio di prima per l’olandese. 20′ Tiro-cross di Florenzi della destra che trova la deviazione di Kluivert. Pallone lontano dallo specchio ma brivido per Buffon. 21′ Uscita di Buffon bravo ad anticipare Under. 22′ Errore di Bonucci che perde un pallone in transizione, bravo Pjanic a chiudere su Kluivert. 23′ Verticalizzazione di Douglas Costa ancora con l’esterno, bravissimo Smalling ad anticipare in scivolata Higuain. 26′ Ronaldo riceve sulla sinistra da Higuain, che lo aveva servito male, troppo largo, s’accentra in progressione fulminante, entra in area e lascia partire un mancino violento sul secondo palo che non lascia scampo a Pau Lopez. Mi ricorda il primo gol di Zibi Boniek contro il Liverpool di Kenny Dalglish e Jan Rush. Ma allora il pallone era rosso e più rigido. fatto sta: Juve 1, Roma 0! 31′ Ammonito Cristante per secondo fallo nell’arco di un minuto su Bentancur. 34′ Uno due Rabiot-Ronaldo nella profondità: che spettacolo! 35′ Tiro strozzato ma non troppo di Danilo lontano dalla porta di Pau Lopez. 38′ Grande ripartenza della Juve, parte in velocità Bentancur che allarga a destra per un saettante Douglas Costa il quale re-imbuca per Bentancur che vince il contrasto con Mancini e di punta batte Pau Lopez, prevenendo la chiusura di altri 3 difensori lupacchiotti. 2-0 e palla al centro! 39′ Douglas Costa va al tiro mancino improvviso e diagonale, dopo un pallone perso dalla difesa della Roma. Respinge Pau Lopez. 40′ Infortunio per Danilo che è costretto a lasciare il campo per un problema muscolare. Dentro al suo posto Cuadrado. 45′ Giocata spettacolare di Costa che prima tiene in campo un pallone impossibile e poi scherza Cristante con elastico e tunnel incorporato. 45+2′ Cross calibrato del brasiliano per Bonucci che di testa batte Pau Lopez. Il difensore bianconero parte sul filo del fuorigioco. Quindi Rocchi manda tutti a riposo con Sarri gongolante e Fonseca immusonito. Il primo vorrebbe vedere i suoi continuare a divertirsi giocando in avanti, ben sapendo di predicare nel deserto. Il secondo punta almeno sull’orgoglio, la dignità e l’onore, sperando almeno nel golletto della bandiera. Poi si riparte. 47′ Pellegrini riceve tra le linee e calcia in porta dal limite. Buffon respinge corto ma Kalinic da un metro sbatte sul montante, il pallone, non lui. 48′ Girata del Pipita di testa su cross di Ronaldo. Pau Lopez non ci arriva ma il pallone sbatte sulla traversa. 50′ Grande azione personale di Under che si libera centralmente e dal limite lascia partire un bel sinistro a giro che sbatte sulla parte inferiore della traversa, di qui sulla mano di Buffon, quasi a terra, e quindi in rete. 3-1! 55′ Altra verticalizzazione deliziosa di Douglas Costa. Ronaldo riceve in area ma rallenta troppo e viene rimontato da Mancini. 56′ Provvidenziale parata Buffon sul sinistro incrociato a botta sicura di Florenzi. Poi il portiere striglia la difesa. 61′ Punizione di Pjanic: il pallone viene sporcato dalla barriera in corner. 63′ Parata Pau Lopez con intervento miracoloso sulla deviazione ravvicinata di Higuain. 65′ Ammonito Higuain per intervento in ritardo su Kalinic. 73′ Colpo di testa di Rugani bravo ad anticipare Kalinic. 75′ Il Pipita perde troppo tempo in conduzione offensiva, dopo il buon break di Rabiot, con CR7 liberissimo a sinistra. 80′ Ammonito Matuidi per intervento in ritardo sul connazionale. 82′ Ramsey si mette in proprio ma la sua conclusione dai 25 metri viene deviata in corner da Smalling. 84′ Girata di Ronaldo sul pallone a rimorchio di Ramsey. Fuori di poco. 85′ Ronaldo a terra per intervento duro di Smalling che prende pallone e le gambe del portoghese. Lascia correre Rocchi. Dolorante il portoghese. 90+1′ Tiro volante di Santon in area impattato male. Nessun pericolo per Buffon. 90+3′ Bordata mancina da fuori di Kolarov la quale si perde alta sulla porta. In controllo Buffon. 90+4′ Intervento strepitoso di Buffon che dice di no alla schiacciata di testa di Kolarov. E qui termina una partita ampiamente dominata dai bianconeri nel primo tempo. A risultato acquisito è riemerso l’orgoglio dell’Armata Brancaleone capitolina ma probabilmente i sabaudi stavano ormai giocando come il gatto fa col topo.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
BUFFON 7,5: il 42-enne compie due enormi parate che salvano il punteggio, con la naturalezza e il riflesso d’un ragazzino.
DANILO 6,5: stava giocando benino fino all’infortunio muscolare alla coscia che lo ha costretto al forfait. Anche lui da l’impressione d’aver bisogno di giocare. Peccato che, proprio ora che la Juve ha assoluto bisogno di lui, debba stare fermo.
CUADRADO 7: entra lui ed all’improvviso il gioco della Juve si fa destrorso. Difatti subito un terzetto di giallorossi piomba sistematicamente su di lui quando lui va in possesso. Juan è abilissimo ad eludere il pressing e ad involarsi in contropiede.
BONUCCI 7,5: sicurezza per l’intero reparto difensivo e per i rilanci. Segna pure un gol.
RUGANI 7: buona prestazione del giovane, nonostante la lunga assenza dai campi. Preciso e puntuale negli anticipi.
ALEX SANDRO 6: gioca non al meglio della condizione fisica con buon temperamento.
BENTANCUR 8: la miglior prestazione da quando gioca al calcio vero. Se migliora in alcuni spunti in avanti, può diventare un fuoriclasse. Intanto segna un gol furbo, da uruguagio qual è.
PJANIC 5: sta attraversando un periodo d’involuzione pericolosa. Prova a velocizzare il gioco più del solito, ma così facendo spesso sbaglia l’appoggio. Ha avuto un’ottima chance su punizione e sua mattonella, sciupando il tiro ancora una volta.
RABIOT 7: in evidente crescita totale. S’è divertito spesso pure a fare come il gatto col topo col dirimpettaio giallorosso di turno.
MATUIDI SV: poco tempo per incidere se non per contribuire a tamponare.
COSTA 6,5: qualche segno di risveglio. Bel diagonale da fuori. Diamogli tempo.
RAMSEY 5: sembra sfilarsi pian piano dalle alchimie di gioco sarriano. Può essere che soffra l’evidente atteggiamento empatico tra Sarri e Rabiot.
HIGUAIN 7: grande in fase di recupero palloni. Arriva come a sfiancarsi. Peccato sbagli un gol già fatto, probabilmente a causa della ovvia e conseguente perduta lucidità offensiva.
RONALDO 7,5: vivissimo il suo ondeggiare tra i flutti del campo avverso con palla al piede e grande pericolosità al tiro. Segna un gol in portentoso contropiede solitario in fascia con conversione e diagonale incrociato. Un gol alla Zibi Boniek, di prepotenza e forza. Bisognerebbe verticalizzare per lui più di frequente e tempestivamente.
SARRI 7: il sarrismo dura per un tempo. Poi lui pretende che perduri oltre, ma in campo ha uomini, non robot.
ARBITRO (Sig. Gian Luca Rocchi di Firenze) 7: arbitra in maniera semplice e perfetta una partita corretta.
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