“Iervolino: Emozioni uniche e il cuore diviso tra Napoli e Salerno, il calcio italiano il più bello d’Europa”
Il presidente della Salernitana Danilo Iervolino ha concesso un’intervista esclusiva a “Il Golfo” in cui parla della salvezza miracolosa dello scorso anno e del campionato in corso
Intervista al presidente della Danilo Iervolino
Che cosa hanno rappresentato per Danilo Iervolino – presidente della Salernitana – quei pochi minuti che sono intercorsi tra il fischio finale di Salernitana-Udinese e quello di Venezia-Cagliari? Alle volte, anche per costruire delle favole, è questione di “sliding doors”.
“Devo dire che quella che ho vissuto rischiava di essere una favola ‘spezzata’: in quei momenti pensai che questa rincorsa straordinaria, questo sacrificio, questo gruppo che si meritava la salvezza stava gettando alle ortiche una grande opportunità. Avevamo la possibilità di vincere con l’Udinese una partita casalinga. Loro onorarono il calcio – com’è giusto che sia – facendo una bellissima partita, asfaltandoci con un 4-0 indiscutibile. Dall’altra parte mancavano pochi minuti, quindi l’unica possibilità rimasta era il pareggio tra Cagliari e Venezia. Così come l’Udinese, anche il Venezia stava onorando il campionato; pertanto, in quei due-tre minuti mi passarono davanti tante cose, perché sapevo che avevamo un’opportunità ghiotta e importante per la città, per la nostra tifoseria appassionata, per tutti i sacrifici che avevamo fatto, per questa rincorsa. Ho preso la squadra quando aveva appena otto punti, quindi ero cosciente che salvandoci saremmo entrati nella storia. Non centrare l’obiettivo sarebbe stato davvero un peccato. E poi non c’è stata sceneggiatura migliore: noi la sconfitta, loro che non vincono. Il calcio regala emozioni uniche: per questo, a mio avviso, il campionato italiano è il più bello del mondo”.
Perché le è entrata nel cuore la
la Salernitana, come ha avuto più volte modo di ricordare?
“Sono nato in un paesino che si chiama Palma Campania. È un paese di Napoli, ma che comunque è ai confini. Ho vissuto mezza gioventù a Napoli, mezza a Salerno. La società che ho fondato, l’università Pegaso – che poi ho venduto – l’ho creata a Mercato San Severino. Ho un cuore diviso a metà tra le due città, che sono entrambe meravigliose. Salerno mi è entrata subito nel cuore. È bella, è una città in cui si respira un’atmosfera e un’energia particolari”.
La Salernitana per la prima volta in un derby di campionato ha strappato un punto al Napoli, ed è una soddisfazione. Il Napoli tre giorni dopo ha vinto lo scudetto. Insomma, tutti felici e contenti. Ci sono diversi meme, che poi hanno impazzato in questi giorni in rete: “È stata la mano di Dia”, per fare il verso al famoso film di Sorrentino. Che soddisfazione anche questa per la gente di Salerno.
“Veniamo da un filotto di risultati positivi. Non perdiamo da tante partite, e sapevamo di andarcela a giocare a testa alta. Dobbiamo ancora salvarci, e quindi volevamo fare punti. Il Napoli ha dimostrato di vincere lo scudetto giocando il miglior calcio d’Europa, non solo d’Italia. Sapevamo di incontrare la capolista che stava per festeggiare, ma non ci siamo fatti intimorire. Penso che anche lì abbiamo dimostrato di essere una squadra coesa, arcigna, una squadra che se la può giocare con tutti, con un giocatore straordinario – Dia – che ha fatto un gol incredibile”
È giusto dire che Dia potrebbe essere il crack del prossimo calciomercato? Il calcio ormai è un’azienda: sappiamo che ogni presidente vorrebbe tenersi i giocatori bravi, però poi di fronte a offerte irrinunciabili…
“Beh, ad oggi non stiamo pensando a questo, stiamo lavorando per riscattarlo, e lo riscatteremo al 100%. Su questo non nutro dubbi, perché è un giocatore importante e ci auguriamo di averlo anche la prossima stagione. Però è evidente che poi dipende un po’ da tante cose, anche dalla sua volontà”.
I suoi rapporti con: Davide Nicola, Walter Sabatini e il mondo del calcio, che lei ha più volte detto di voler quantomeno cambiare.
“Tutti buoni, tutti eccezionali. Cominciamo con Davide Nicola. Il mister è una persona veramente dotata di una carica straordinaria, e lo ha dimostrato. È l’allenatore delle salvezze, soprattutto di quelle impossibili, perché lui trasmette energia ai giocatori. Poi il calcio è veloce, il calcio cambia, cambiano i giocatori. C’è bisogno sempre di motivazioni continue, e infatti è frequente il cambio di allenatori anche durante il campionato. Stavamo vivendo un momento un po’ di fiacca derivante da tante cose. Tuttavia, ho un rapporto straordinario e una stima infinita per lui. Passiamo a Sabatini. Lui è il calcio, non si discute. Sono entrato in questa industria da tifoso, ma non da industriale preparato, e lui mi ha subito inserito. È stato un mentore, un maestro, un accompagnatore straordinario. In pochi giorni ha costruito una squadra competitiva, tant’è vero che poi ci siamo salvati, facendo un girone di ritorno incredibile. Siamo ancora in ottimi rapporti, io nutro un’ammirazione per l’uomo e per la sua capacità di vedere cose che in pochi riescono a vedere. Con il mondo del calcio ho un bel rapporto, anche se quello italiano soprattutto dovrebbe trovare maggiore coesione. Lo dimostrano anche i fatti di Lega, in cui incredibilmente a volte abbiamo dei punti all’ordine del giorno che vengono ripetuti perché non siamo capaci di intraprendere decisioni nette con strategie limpide. Ecco, forse su questo punto il calcio italiano dovrebbe un po’ schiarirsi le idee e trovare una strategia, una visione, una “mission” comune, perché resta il calcio più bello del mondo. Lo dimostra anche il fatto che abbiamo due squadre italiane che lottano per andare in finale (di Champions League, ndr). Non solo, abbiamo due semifinaliste in Europa League, una in Conference. Insomma, il nostro è un calcio in salute, il più bello d’Europa”.