Suso divide il Milan. Hanno ragione i tifosi.. Di Andrea Longoni

Il tema Suso in casa Milan è caldo, anzi bollente. Lo spagnolo nelle ultime settimane, in una vera e propria escalation, è diventato il bersaglio della critica dei tifosi e oggetto di discussione anche da parte di molti addetti ai lavori. Il numero 8 in campo c’è sempre: era titolarissimo con Montella, inamovibile pure per Gattuso, medesimo destino con Giampaolo che dell’esterno era calcisticamente innamorato. Lo stesso Pioli è ripartito da lui. E allora se tutti gli allenatori lo fanno giocare un motivo ci sarà, ci dicono gli estimatori di Suso. Vero. Ma è anche vero che con lui in campo la squadra negli ultimi anni là davanti ha faticato e non poco: attaccanti (anche illustri) che arrivano al Milan e smettono di segnare e difficoltà generali del reparto a fare gol. Prima di Piatek, l’ultimo 9 che ha realizzato un numero di reti soddisfacente è stato Bacca: il colombiano ha vissuto la sua miglior stagione nel 2015-16 (18 sigilli in campionato), l’anno in cui Suso con Mihajlovic non gioca e a gennaio va al Genoa. Sarà un caso. E’ quanto meno curioso che dei 12 gol del polacco Piatek con la maglia rossonera nessuno sia arrivato da un assist dello spagnolo, che vive il suo inizio di stagione peggiore da quando è diventato titolare del Milan (di solito cala intorno a gennaio). In otto partite quest’anno nessuna gioia personale e solo un assist. Numeri negativi, che stridono con l’intoccabilità in campo: tolti i dieci minuti finali con la Fiorentina, ha sempre giocato. Oltretutto, guardando indietro, scopriamo che nelle ultime 32 gare (in pratica un intero campionato), il bottino (si fa per dire) è di sole 3 reti e 3 miseri assist, uno per altro assolutamente casuale quando calcia quasi in faccia a Castillejo l’anno scorso a Parma. Trend parecchio negativo, che dovrebbe portare anche mister Pioli a delle riflessioni. In settimana sui social impazzava il video del gol del 2-2 del Lecce di Calderoni: Suso che prima perde palla e poi vaga nella terra di nessuno perdendo l’avversario che poi segnerà. Il tutto al minuto 92, quando anche se non le hai, le energie le devi trovare. Altrettanto ‘curiosa’ l’immagine dello spagnolo che assiste immobile e con le mani sui fianchi al rigore di Babacar e alla respinta di Donnarumma, quasi come uno spettatore disinteressato. In conclusione, se le prestazioni non arrivano è giusto che anche lui finisca fuori. Così si potrebbe puntare finalmente su un altro modulo e sfruttare le due punte. Oppure potremmo scoprire che ci siamo sbagliati e lo rimpiangeremo. Direi che è arrivato il momento di togliersi il dubbio, anche se la decisione non spetta a noi. Purtroppo
Andrea Longoni milannews.it