L’ombra della Brexit sul calcio inglese. Di Emanuele Perego

Le elezioni politiche inglesi di giovedì 12 dicembre con la vittoria di Boris Johnson decretano la maggioranza dei Conservatori nel Parlamento di Westminster. A questo punto diviene più probabile il processo della Brexit, seppur governata con misura dalla classe dirigente.
Un voto che non sorprende gli analisti attenti e quella parte di critica che ben conosce le profondità di un Paese diviso e in sofferenza sociale da almeno un decennio. La controversia scozzese e le spine nel nord d’Irlanda sarà il vero banco di prova del nuovo esecutivo.
Il Primo Ministro, sino a oggi tatticamente vestito da falco per limitare gli estremismi, sarà domani una colomba, un mediatore prudente e audace, un camaleonte.
L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe alterare gli equilibri anche in ambito calcistico.
Finiscono sotto la lente d’ingrandimento il tesseramento dei giocatori extracomunitari, l’eventuale gap economico che s’innesca e la capacità di acquisire players delle squadre britanniche dopo l’eventuale e sofferto divorzio.
Il calcio britannico, nel suo complesso, è contrario alla Brexit per le drastiche e risapute ripercussioni finanziarie.
Oggi la Premier League è considerata il primo campionato europeo per spettacolo e per giro d’affari.
I diritti televisivi e il merchandising rappresentano le primarie fonti di guadagno del torneo d’Oltremanica.
I lavoratori, compresi i calciatori, possono circolare liberamente nell’Unione europea. L’exit dell’Impero di Sua Maestà potrebbe scardinare l’impalcatura della Sentenza Bosman.
Il provvedimento adottato nel 1995 dalla Corte di giustizia dell’Unione europea regolamenta il trasferimento dei calciatori nelle federazioni calcistiche all’interno dell’UE.
I club inglesi perderebbero il fascino e l’appeal che in questi decenni hanno contraddistinto la superiorità, lo strapotere commerciale del brand anglosassone.
La concorrenza dei team europei sarebbe più agguerrita attivando un blackout del circuito, inceppando il flusso di denaro e ricchezza verso il calcio inglese. Il business internazionale potrebbe ritrarsi, limitando l’attrattività e chiudendo, di fatto, i rubinetti del finanziamento.
La competitività del sistema sarebbe a rischio, svoltando nel rinnovato isolamento, minando alle fondamenta il modello vincente studiato anche dalle federazioni estere.
Infine, secondo uno studio, sarebbero almeno 300 i giocatori interessati che potrebbero finire out dai tornei sull’isola.
L’ombra della Brexit sul calcio inglese.
Emanuele Perego https://www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it