JUVENTUS – PARMA 2-1. CR7 a raffica nel segno di Pietro Anastasi. Di Giuseppe Marchetta

Penso a Pietro Anastasi e ripenso ad una fetta importante della mia vita, quella dell’infanzia, i favolosi anni ’70, gli anni in cui i miti erano pesanti e vividi, come i ricordi di allora. Erano gli anni di Pietruzzu Anastasi, uomo verace, ma anche di “Rombodituono” Gigi Riva da Leggiuno, e poi di “Bonimba” Roberto Boninsegna, Beppe Savoldi, “Bobby gol” Bettega. Gli anni in cui imperava il calcio totale olandese dei vari Johan Cruijff e Neeskens, Rob Resenbrink, ma anche quello teutonico, atletico e forte dei Gerd Muller, Uli Hoeness, Franz Beckenbauer, Paul Breitner. Lo sport in generale viveva momenti epici, soprattutto per noi italici, con la “Valanga Azzurra” dei vari Gustav Thoeni e Pierino Gros ed Herbert Plank; gli anni della Davis di Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Nicola Pietrangeli; gli anni della Ferrari di Niki Lauda e Clay Regazzoni, dei 15 campionati mondiali di Giacomo Agostini, dei duelli tra Felice Gimondi ed Eddy Mercks, quasi sempre vinti dal “Cannibale” belga; dei supereroi dell’Atletica, su tutti Pietro Mennea e Sara Simeoni. In quell’era epica e mitologica spiccava Pietruzzu Anastasi per il suo sorriso affabile e semplice, umile eppur sanguigno e vero. Un tipo insomma alla siciliana che venendo al Nord, portava con sè dal Meridione, oltre alle valigie di cartone allacciate con lo spago e la forza della disperazione, il carattere forte e deciso di gente che tutta veniva dal Sud seco arrecante la speme d’un mondo migliore. Or lui se n’è andato in cielo, dopo un calvario durato tre anni, drammaticamente vissuto con addosso la SLA, una malattia terribile, che riesce ad imprigionare, dentro corpi sempre più incapaci di reazione e movimento, anche spiriti ineffabili e leonini come quello di Pietruzzu. Rimane a noi la testimonianza d’una vita da protagonista assoluto, una vita da film d’azione. La vita da film di Anastasi è anche in questi episodi dei suoi esordi calcistici: dopo gli inizi nella formazione dell’oratorio San Filippo Neri di Catania, dove “per tutti ero Pietro ‘u tuccu perché d’estate diventavo nero come la pece”, e poi nella Trinacria, approdò ancora in giovane età alla Massiminiana, in Serie D, dove si mise in luce nel suo secondo campionato, quello del 1965-1966, segnando 18 reti in 31 partite che aiutarono i giallorossi, nati appena sette anni prima, a vincere il proprio girone e ottenere così una storica promozione in Serie C, massima categoria raggiunta dall’oggi scomparso club. Proprio nel corso di quel torneo riuscì a destare, per una serie di fortuite circostanze, le attenzioni del direttore sportivo del Varese, Alfredo Casati: questi, come ricorderà lo stesso Anastasi, “era al Cibali per assistere a Catania-Varese. Sarebbe dovuto ripartire con la squadra” poche ore dopo ma, una volta giunto all’aeroporto di Fontanarossa, “lasciò il posto in aereo a una donna incinta”. Tornato in albergo, nell’attesa del nuovo volo il barista gli suggerì di riempire la giornata seguente andando a vedere “sempre al Cibali, Massiminiana-Paternò”, parlandogli di “un ragazzino che è un vero portento”; pur se l’incontro si concluse a reti bianche, Casati “mi vide e prese nota. A fine partita, venne giù negli spogliatoi e l’affare si concluse in poche ore”. Pochi mesi dopo la nascita dello scribacchino presente, siamo nel giugno del 1968, anno di grande spartiacque, Anastasi fa il suo esordio in Nazionale e lo fa alla grande perchè la compagine azzurra batte in finale all’Olimpico di Roma la Jugoslavia e diventa per la prima ed unica volta Campione d’Europa e le due reti portano la firma di Rombodituono Gigi Riva e del ventenne Pietro Anastasi. Sembra l’inizio d’una carriera gloriosa e trionfante, anche perchè in quella stessa estate Pietruzzo approda alla corte di Madama, squadra di cui faceva il tifo fin da piccolo. Due anni dopo però una svolta in negativo per uno scherzo tra amici, ma anche del Destino. La Nazionale si accinge a partire per i Mondiali messicani ed è in ritiro a Roma, la città che lo ha appena consacrato nell’olimpo del calcio che conta. Lui racconta: “La sera prima di partire per il Messico, io e tutta la spedizione azzurra siamo in albergo a Roma. C’è il massaggiatore Spialtini seduto sul divano. Io lo prendo in giro: gli tiro i capelli, lo pizzico. Lui fa: Pietro basta, mi hai rotto. Si gira e mi dà uno schiaffo col dorso della mano proprio lì. Salgo in camera per dormire, ma all’una mi sveglio perché mi fa un male cane: mi si era gonfiato il testicolo. All’inizio non sembrò nulla, poi alle 22 ebbi dolori fortissimi e chiesi a Furino di chiamare il dottor Fini. Mi dicono: questa è una cosa seria, bisogna operare”. Ebbene così avvenne e Pietro fu costretto a saltare il Mondiale, quello della rinascita azzurra, per cui si tornò in finale dopo 32 anni, contro lo straordinario Brasile di Pelè, Rivelino, Tostao e Gerson. L’Italia arrivò seconda, ma avrebbe potutto vincere il torneo, con un pizzico di fortuna in più, se Karl Heinz Schnellinger fosse rimasto in difesa fino all’ultimo, se Rivera fosse entrato prima nella partita decisiva e se Pietruzzu Anastasi avesse potuto contribuire anche lui, con la sua giovanile ed inconscia freschezza e la sua estrema compatibilità coll’immenso Gigi Riva. Ricordo le tante reti di Anastasi, specie quelle in Coppa delle Fiere cha alla Juve sfuggì per poco, nonostante l’imbattibilità mantenuta pure nella doppia finale col mitico Leeds di allora. E la finale di Coppa Campioni col Maracanà di Belgrado straripante di tifo bianconero, contro l’invincibile armata dell’Ajax di Johan Cruijff ed i tanti scudetti vinti o sfiorati. E le sue reti di scatto, potenza, forza ed acrobazia. Ricordo che l’allenatore Carlo Parola, nonostante Pietro avesse già segnato più di 100 reti in bianconero, non lo ccnsiderava più e lo tenne a lungo in panca. Lo mise dentro all’improvviso contro la Lazio con la Juve in vantaggio di una rete, ma con partita e campionato in bilico, a 15’ dal termine…e lui da grande juventino e col cuore oltre l’ostacolo, realizzò una tripletta trascinando Madama alla vittoria ed allo scudetto. L’ultimo di un Pietro ventottenne ormai precocemente sul viale del tramonto, chè ormai assai generosamente aveva dato tutto. Nella Juve non riuscì per pochi gol a raggiungere i 100 gol in serie A….provò a raggiungerli poi con la maglia dell’Inter, ma in 2 anni realizzò solo 7 gol. Ma lui non mollò. Volle a tutti i costi rimanere in serie A firmando per l’Ascoli, ove raggiunse il fatidico 100° gol in serie A il 30 dicembre 1979, l’ultima partita di un decennio favoloso per lui e per la Juventus la quale aveva vinto 5 scudetti, Coppa UEFA (primo titolo internazionale della storia) e Coppa Italia, più finali di Coppa Campioni, Fiere ed Intercontinentale perse. Ed il gol lo segnò proprio contro la sua amatissima Juve. Palla stupenda di Adelio Moro sul secondo palo: Zoff escì in apparente scioltezza, ma calcolò male. Lui arrivò da chissà dove e appoggiò al centro della porta. Come fosse facile. Ascoli espugnò il Comunale di Torino per 3-2. Gianni Agnelli scese negli spogliatoi per complimentarsi con Pietruzzu…Alla fine del campionato l’Ascoli si classificò 4°, record storico per i bianconeri marchigiani. E dopo breve parentesi Svizzera nel Lugano, Pietro appese le scarpe al chiodo. Ora che se n’è andato, che la Federazione ha fatto finta di non accorgersi di lui, la Juve in casa sua, allo Stadium, s’è unita tutta in un minuto di silenzio assoluto, cosa rarissima su suolo italico, specie in uno stadio, per ricordarlo, per onorarlo, per salutarlo, per tramandare a tutti che lui è stato un grande, unico, raro, un trascinatore. E da trascinatore qual era ha trascinato col suo spirito pure la Juve d’oggi ed in particolare il suo gonfaloniere, Cristiano Ronaldo, autore d’una doppietta del tutto anastasiana, per movenze, rapidità, forza e semplicità. Il qual Ronaldo ha segnato per la settima giornata consecutiva, in cui ha realizzato addirittura 11 reti, la 29-esima in gare ufficiali da inizio stagione, che è record mondiale condiviso con il fortuito ed estemporaneo Ciro Immobile. La 736-esima rete ufficiale assoluta, che gli consente di scavalcare un certo Gerd Muller, di innalzarsi al 5° posto della graduatoria dei bomber di tutti i tempi, a sole 10 lunghezze sa un certo Ferenc Puskas. Ma veniamo al match in cui la Signora, nel segno del grande Pietro Anastasi, ha matato pure il Parma. Sarri ormai s’è convinto che, per logiche d’equilibrio, difficilmente schiererà ancora dall’inizio il cosiddetto “tridente pesante”. Così manda in campo il 4-3-1-2, ossia: Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Rabiot, Pjanic, Matuidi; Ramsey; Dybala, Ronaldo. D’Aversa replica con il 4-3-3, ovvero: Sepe; Darmian, Iacoponi, Bruno Alves, Gagliolo; Hernani, Scozzarella, Kurtic; Kulusevski, Inglese, Kucka. Arbitra Marco Di Bello di Brindisi, lo qual è là al centro dell’illuminatissimo Stadium. D’improvviso sibila forte e netto: si parte! 2′ Lancio Bonucci alla ricerca di Dybala, chiude col petto Bruno Alves. 3′ Buono spunto di Ramsey sulla sinistra. Pallone per Matuidi che va subito al cross bloccato da Sepe. 5′ Ronaldo converge verso l’area e spara in porta. Deviazione in corner. 6′ Sugli sviluppi di corner Gagliolo colpisce CR7 sul volto nel tentativo di svincolarsi dal blocco di Bonucci. Ronaldo chiede un rigore, Di Bello lascia correre. 8′ Colpo di testa Alex Sandro che, sul primo palo da corner, riesce a spizzare verso la porta. Pallone sulla parte alta della rete. 10′ Tiro di Kucka da lontano che Szczesny blocca comodamente a terra. 13′ Tacco di Ramsey con deviazione sul primo palo, sul bel cross di Ronaldo che aveva seminato il panico a sinistra. 15′ Gagliolo in ritardo su Rabiot che rimane dolorante a terra. Niente giallo per Di Bello. 19′ Imbucata di Dybala per Ramsey: pallone troppo lungo, era stata ottima la precedente iniziativa di Rabiot. 21′ Infortunio di Alex Sandro costretto a chiedere il cambio per un problema fisico, al suo posto Danilo. 23′ Darmian anticipa Matuidi con ottimo intervento sul cross calibrato di Pjanic. 24′ Due finte di corpo di Ronaldo su Gagliolo e botta sul primo palo, attento Sepe in corner. 25′ Stacco poderoso di Ronaldo che riesce ad impattare di testa da corner. Ma il pallone schizza alto sulla traversa. 29′ Di Bello colpito dal pallone: dopo un attimo di indecisione decide di fermare il gioco. Ma la Juventus era ripartita in contropiede e Dybala era lanciato verso la porta: strana decisione del direttore di gara visto che la sfera non aveva cambiato possesso. 35′ È cresciuto il Parma ora meno in apnea rispetto alla prima parte di periodo. 37′ Malinteso Ramsey-Cuadrado: pallone in fallo laterale. 40′ Servito da Ronaldo al limite, la Joya colpisce malissimo e spara alle stelle. 43′ Ronaldo da trequarti sinistra converge in area, rientra sul destro e lascia partire un diagonale che viene deviato da Darmian ingannando Sepe. 45′ Pallone pericoloso in area Juve, Scozzarella e Kulusevski finiscono per ostacolarsi. Risolve Szczesny in uscita bassa. Poi Di Bello, sul più bello, fischia la fine del primo tempo. Sarri è abbastanza soddisfatto ma vorrebbe uccidere la partita e chiede ai suoi di stare alti. D’Aversa pungola i crociati, chiedendogli di stare pazientemente in partita e sparare tutte le cartucce nel finale. Quindi si riparte! 49′ Bruno Alves chiude su Dybala dopo cross di Danilo. 50′ Cross di Dybala a cercare Ronaldo sul secondo palo che stacca altissimo, bravo Gagliolo nell’anticipo. 51′ Danilo riceve da Dybala e da sisnistra converge e, giunto al limite, spara un grande diagonale col destro. Sepe si allunga e devia sul palo esterno. 55′ Cornelius stacca da corner in terzo tempo tra Ramsey e Ronaldo. Pallone imparabile per Szczesny. 58′ Dybala, servito da Pjanic, fugge a destra ed assiste CR7 in area. Appoggio sul secondo palo del portoghese e la Juve è di nuovo in vantaggio! 63′ Bel contropiede del Parma che libera il cross di Gagliolo sulla destra. Svetta Bonucci di testa a chiudere. 66′ Conclusione diagonale dal limite del Pipita. Sepe immobile ma pallone largo di un metro. 70′ Dybala ci prova da fuori. Il pallone decolla alto. 71′ Ammonito Kurtic pe aver travolto Matuidi. 76′ Bonucci avanza, scambia con CR7 e va alla conclusione da fuori deviata in corner da un difensore del Parma. 79′ Conclusione di Hernani violenta da fuori ben assorbita da Szczesny. 80′ Tiro violento e angolato di Kurtic, bravo Szczesny a volare ed arrivarci. 84′ Cross basso di Kulusevski per il rimorchio del compagno Sprocati la cui conclusione a botta sicura viene murata da De Ligt. 88′ Tiro di Siligardi: blocca centralmente Szczesny. 90′ Tiro di Ronaldo: attento Sepe a chiudere sul suo palo. Si era liberato bene il portoghese. 90+1′ Colpo di testa di Ronaldo: anticipato Sepe, ma pallone alto sulla traversa. 90+1′ Fatto fuori Hernani, ma la conclusione di CR7 termina sul fondo. 90+2′ Chiusura di De Ligt che libera l’area sul cross basso di Siligardi. E qui si chiude il sipario su di un match in gran parte dominato da Madama che ha rischiato di non vincere perchè nel finale è uscito un paziente Parma mentre la Juve non ne aveva più. Ciò è accaduto anche perchè gli uomini di Sarri sono sfuggiti ancora una volta al sarrismo integrale che impone la presenza continua dei suoi interpreti nella metacampo avversaria.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
SZCZESNY 6,5: normale amministrazione in una gara in cui non patisce più di tanto gli attacchi altrui.
CUADRADO 6: un poco in fase calante il rendimento del colombiano, dopo una partenza stagionale alla grandissima.
BONUCCI 6,5: discreta regia difensiva, come sempre. Orchestra benino la difesa che pecca, come speso accade, solo una volta, su palla inattiva.
DE LIGT 6,5: solido contributo in chiusura difensiva.
ALEX SANDRO 5,5: difende benino, attacca malino.
DANILO 6,5: da sinistra pare più efficace in fase d’attacco, andando assai bene alla conclusione dall’esito solo sfortunato.
RABIOT 7: cresce benone il francesone, specie in fase di contenimento e rilancio. Giocare con continuità gli giova assai.
PJANIC 5,5: regia a ritmi blandi. Il Parma daversiano chiude bene le linee di passaggio.
MATUIDI 5,5: goffa ed incostante la presenza in avanti. Poi solito instancabile rapinatore di centrocampo.
RAMSEY 6: sfiora la rete in un paio di circostanze e giochicchia di sponda. Deve crescere atleticamente.
HIGUAIN 6,5: solito contributo al gioco di squadra.
DYBALA 6,5: gran palla per il secondo gol di CR7. In lieve calo rispetto alle precedenti epiche prestazioni.
COSTA SV: troppo poco tempo per dire la sua.
RONALDO 7,5: doppietta di forza e rapina, nel segno di Pietro Anastasi.
SARRI 6: soliti alti e bassi del suo comunque crescente sarrismo trapiantato in bianconero. Stavolta ai suoi non riesce a far mantenere con costanza la linea difensiva alta ed il possesso nella metacampo avversa. La partita la risolvono i suoi assi.
ARBITRO (Sig. Marco Di Bello di Brindisi) 6: in sostanza benino, ma in un paio di circostanze finge di non vedere fallacci sugli assi bianconeri lanciati a rete.
Voster
Giuseppe Marchetta