Ciro Ferrara racconta Maradona IN ESCLUSIVA: “Diego è immortale, la nostra amicizia è sempre stata vera”
Ciro Ferrara racconta in esclusiva il rapporto di amicizia con Diego Armando Maradona, ripercorrendo i trionfi ottenuti e conquistati con la maglia del Napoli
I miracoli esistono, la Chiesa ad oggi ne ha accertati 66, esistono quelli sportivi. Diego Armando Maradona e il Napoli ne sono un esempio, una storia d’amore che “profuma di miracoli e magia”. Il miracolo del Pibe che tocca le corde vocali e smuove i sentimenti di una città intera; la magia che lega il fuoriclasse argentino a Ciro Ferrara in un rapporto di amicizia stretto, vero che non si esaurirà al termine dei 7 anni vissuti dal Diez all’ombra del Vesuvio.
In occasione dei suoi 60 anni, l’amico di sempre – in esclusiva ai nostri microfoni – gli dedica “Ho visto Diego. E dico o’vero”. L’ex difensore di Napoli e Juventus all’interno del libro ricorda i trascorsi di Maradona nel capoluogo campano, andando oltre gli orizzonti sportivi: “Sono l’unico calciatore ad aver vissuto tutti i 7 anni di Diego a Napoli, 7 anni che coincidono con il mio inizio di carriera. Nel mio libro ho voluto ricordare Diego non solo dal punto di vista sportivo, sarebbe stato fin troppo semplice, ma per quello che io ho avuto modo di vivere all’interno dello spogliatoio. Nonostante infatti le nostre strade abbiano imboccato due direzioni diverse, nonostante la lontananza, il rapporto è sempre stato molto stretto, un rapporto di amicizia vero. Nel libro ho voluto mettere in risalto il lato bello di Diego, che è stato un uomo che ha vissuto luci e ombre nella sua carriera, nella sua vita, ed è un personaggio bello da raccontare proprio per questo”.

Perchè nel libro definisci “Rivoluzione” l’arrivo a Napoli di Diego?
“E’ stata una rivoluzione per una città intera e noi di conseguenza abbiamo usufruito di tutto ciò. Diego decide di venire a Napoli senza conoscere la città, la tifoseria, inconsapevole dei risultati raccolti dalla squadra in quel periodo. In tutto questo c’è anche la visione di Diego che decide di cambiare la storia di una città, dal momento in cui arriva fa di tutto per cambiare la mentalità di approccio alle partite, ai campionati, ai successi. Una rivoluzione sportiva e sociale perchè Napoli fu apprezzata anche in Europa”.
Ripensando ai grandi successi, il I° scudetto, la Coppa Uefa, il II° scudetto, qual è stato il percorso di evoluzione di quel Napoli?
“Il I° scudetto passa attraverso una crescita del collettivo, anche di Diego. Fu un periodo che io ho definito “Montagne Russe” perchè passavamo da grandi partite, a delusioni altrettanto grandi. La sconfitta contro il Milan l’anno successivo al primo scudetto, il successo in Coppa Uefa e la sconfitta in Coppa Italia contro la Sampdoria e poi la conquista del secondo scudettto. Un percorso altalenante, ma anche il più vincente della storia del Napoli e io ho avuto la fortuna di farne parte”.
L’indimenticabile riscaldamento nella semifinale di Uefa contro il Bayern Monaco: cosa pensavate nel veder Diego così tranquillo e spensierato, nonostante l’importante evento calcistico?
“Era la forza del fenomeno. Diego riusciva a stemperare le nostre preoccupazioni, la tensione, era in grado di sorreggere la pressione di un’atmosfera del genere. Scarpe slacciate, consapevolezza, se ne fregava, quasi come se si stesse divertendo ad ascoltare i fischi. Noi lo guardavamo sorpresi e convenivamo sul fatto che solo lui potesse fare una cosa del genere”.

Dalla semifinale al trionfo in finale. Il cross di Diego e il tuo gol al volo: un episodio che suggellò la vostra amicizia
“Il timbro, l’immagine emblematica sta in quella sequenze di 2-3 secondi in cui Diego mette la palla al centro e io calcio a volo, contribuendo alla vittoria della Coppa. E poi il suo abbraccio insieme a quello dei compagni racchiude probabilmente tutta la storia mia e di Diego al Napoli, anche perchè molti ricordano il cross di Maradona e non il mio gol e io mi diverto quando ciò succede (ride ndr)”.
Nel 1994 ti trasferisci alla Juventus: come la prese Diego, appoggiò la tua scelta?
“Diego riusciva ad andare oltre tutto ciò perchè voleva bene ai suoi compagni e se questa era la soluzione migliore lui ne era felice. In quel periodo lui era già andato via, erano gli ultimi giorni della mia permanenza a Napoli (1994) e in occasione di una tournèè in Argentina andammo a trovarlo a casa sua. Ci scherzammo su e mi disse, testuali parole, “se questa è la scelta che tu ritieni più giusta, io sono felice per te”. Conoscendolo, è sempre stato sincero nelle considerazioni che faceva”.
La grandezza di Maradona: anche l’avvocato Agnelli rimase estasiato dai tuoi racconti?
“Diego lo dobbiamo considerare aspaziale e atemporale, lo conoscono i bambini piccoli, così come lo conoscono quelli della mia generazione e non solo. Diego è di tutti, è e sarà così per sempre, è immortale. La commemorazione che gli è stata dedicata dopo la morte la dice lunga su cosa rappresentasse per il mondo intero, anzi è come se il tempo si fosse fermato in quel preciso istante. Non mi meraviglio che un personaggio come l’Avvocato, amante delle belle cose, volesse sapere, volesse conoscere il mio pensiero su Diego”.
In una recente intervista tu hai dichiarato: “Forse potevamo fare di più per lui, un pizzico di rammarico c’è”
“E’ un po’ il cruccio che rimane, ma non sarebbe stato facile conoscendo Diego. Noi avevamo una possibilità, quello di portarlo al campo, nei suo momenti bui, nei suoi momenti più difficili, di farlo stare in mezzo a noi, era il modo in cui potevamo aiutarlo e lo facevamo in continuazione. Oggi ho la consapevolezza di poter dire quello che non sono riuscito a dirgli in alcuni momenti perchè ero un ragazzino di 17 anni, forse questo è il rammarico più grande. Non essere potuto stargli vicino quando ne aveva più bisogno”.
Tanti hanno amato Maradona, ma pochi possono dire di aver conosciuto Diego: perchè secondo alcuni avrebbe avuto pochi amici?
“Diego è stato un personaggio controverso, con dei lati deboli, ma chi siamo noi per giudicare. Ognuno di noi commette errori, Diego i suoi li ha pagati sulla propria pelle e si è fatto male. Io sono stato insieme a lui per 7 anni a Napoli, il resto della sua vita l’ha trascorsa lontano dall’ambiente calcistico. Era un personaggio comodo per alcune cose, molto scomodo per altre. Non tutti gli sono stati vicini come avrebbero dovuto”.
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